Velostazione chiusa, c’è il timore di una fine in sordina. E la Regione tace

Dal 1° marzo la città di Bari è stata privata della Velostazione, il parcheggio per biciclette insieme con una serie di altre iniziative finalizzate a divulgare l’uso di un mezzo alternativo, economico e salutare in alternativa a quelli più inquinanti. Chi ci lavorava e credeva in questo progetto, l’ha visto nascere e crescere e se ne è preso cura sino a quando è stato possibile. La sede di Corso Italia è stata chiusa ma la speranza di poter tornare ad occuparsi di quella che è stata la prima Velostazione del Sud Italia, sorta a Bari come esempio nel 2016, non è svanita nonostante si affievolisca giorno dopo giorno. La chiusura è stata resa necessaria per la scadenza del contratto di gestione (in data 28 febbraio 2021), firmato a seguito di un progetto vincitore di un bando regionale valido per cinque anni. Sessanta mesi in cui non sono mancati sacrifici e battaglie che hanno contribuito non poco a rendere più “ciclabile” Bari e soprattutto a garantire un parcheggio più sicuro per chi utilizza il treno e la bici e per chi ama viaggiare e spostarsi su due ruote.

All’epoca il progetto fu sostenuto fortemente dall’ex assessore regionale ai Trasporti, Giovanni Giannini, appoggiato dal presidente delle Fal (Ferrovie Appulo Lucane) e dal sindaco di Bari Antonio Decaro. Ora a preoccuparsi per loro e per la Velostazione c’è, davanti a tutti, il primo cittadino. Al momento Decaro è l’unico ad aver contattato il gestore dell’ex Velostazione, chiusa dal 1° marzo, e ad averlo incontrato per prospettargli la possibilità di una proroga alle stesse condizioni ma sempre su base regionale, per cui il sindaco si è impegnato a far da tramite.

“L’idea è quella di andare avanti per un altro anno in attesa che venga emesso nuovo bando per affidare la gestione – riferisce Paco Ricchiuti, di Velostazione Bari – Ad oggi siamo in attesa quanto meno di un contatto da parte del nuovo assessore regionale ai Trasporti (e Mobilità sostenibile, dottoressa Anna Maurodinoia, ndr). Da parte nostra siamo disponibili a siglare una proroga”.

Sono passati più di dieci giorni dalla chiusura del tanto decantato luogo “rivoluzionario” per la mobilità sostenibile della città, dotato di 116 posti con rastrelliere portabici, ma tutto è fermo. La prima di altre 28 velostazioni in Puglia che sarebbero nate per garantire un parcheggio attrezzato, resta chiusa. E non sono più disponibili nemmeno servizi quali noleggio e manutenzione delle due ruote, insieme con la “campagna politica” per divulgare l’uso del mezzo alternativo, ecologico ed economico all’auto, ai bus e altri veicoli di trasporto inquinanti. Il tutto è stato deciso nel 2013 con una apposita legge regionale di mobilità ciclistica insieme con piste ciclabili e percorsi cicloturistici. Di tutto questo, purtroppo, in otto anni, si è visto molto poco. Il timore, non detto, ma recepito è che possa trattarsi di una conclusione in sordina e che, forse, in pochi non vorrebbero. O per lo meno continuano a credere in un cambiamento “rivoluzionario” in tema di mobilità sostenibile.

“Mesi prima che il contratto scadesse abbiamo scritto alla Regione. Periodicamente, in tutti e cinque gli anni, abbiamo sempre inviato rendicontazioni su quanto speso e realizzato. Abbiamo fatto l’impossibile e di più – tiene a sottolineare Ricchiuti – ma abbiamo trovato un silenzio assoluto”. E’ vero che la ciclabilità, a partire dall’educazione di una città all’uso di mezzi alternativi a quelli inquinanti e più veloci, non è facile. Non qui da noi dove purtroppo i furti dei veicoli, e le biciclette non sono da meno, sono all’ordine del giorno tanto che il bike sharing più volte avviato è fallito. Dove persino la Velostazione fornita di videosorveglianza è stata presa di mira in più di un’occasione e, nonostante tutto, ogni volta ci si è “rialzati” per ricominciare e continuare a garantire un servizio dove più che l’aspetto economico conta la passione e l’amore per l’ambiente ed una città. Nonostante questo c’è chi ancora è convinto che migliorare una città è fattibile ma ha bisogno di un sostegno alle spese.

“Siamo dovuti andar via perché non potevamo continuare a garantire il servizio senza assicurazione per chi qui lavorava e per chi qui affida la propria bici, oltre al costo dell’affitto che a questo punto sarebbe a nostro carico mentre sino ad ora c’era la concessione gratuita da parte delle Fal. La gestione di una velostazione – aggiunge Ricchiuti – è complessa. Sono necessarie diverse polizze assicurative oltre alla sicurezza di chi lavora. Il contratto di servizio è indispensabile”. Negli ultimi due anni, tra difficoltà legate alla pandemia e al mancato turismo, insieme con altre problematiche, la Velostazione poteva contare comunque su 50 abbonati all’anno, tutti pendolari che utilizzano le Fal, le Fse, Ferrotramviaria (ex Bari Nord) e Trenitalia. Cinquanta persone che da ormai 10 giorni non usano sicuramente più il mezzo ecologico per spostarsi su Bari poiché non hanno più un punto di riferimento e un parcheggio più sicuro della strada.

Il centro dedicato alla bicicletta ha pure organizzato diverse iniziative finalizzate al maggior uso della bici, da incontri a cicloescursioni coinvolgendo altre associazioni. Tutto questo però da un anno è fermo a causa del covid. “Siamo fermi da marzo dello scorso anno, anche se continuiamo con le cicloescursioni in città e fuori attraverso il centro Veloservice in strada Vallisa (nel borgo antico). Con i croceristi non abbiamo potuto lavorare, per cui la terza sede nel porto è ferma. I pochi approdi che ci sono stati nel 2020 sono stati gestiti in maniera quasi blindata dalle compagnie, c’erano pochi escursionisti ed erano controllati per l’intero itinerario di scalo dalle guide, non erano liberi di girare per la città e quindi di scegliere mezzi alternativi”. Di contro a non favorire il successo dell’iniziativa la recente moda dei monopattini elettrici, insieme con la non felice collocazione in corso Italia che faceva parte di un progetto di rilancio della zona mai completato. “Ci siamo resi conto, da subito, che il problema per la scarsa scelta della sosta temporanea era causata dalla distanza della sede, decentrata rispetto a piazza Moro. Per cui non è funzionale per la sosta temporanea di 1 o anche 3 ore. Per essere utile dovrebbe essere il più vicino possibile alla stazione. Bisognerebbe ripensare, per il futuro, ad una nuova sede, negli anni lo abbiamo messo in evidenza tanto che abbiamo cronometrato la distanza a piedi risultata pari a 3,30 minuti dal binario 1 e che sono tanti per servire i pendolari”. Si aggiunga il mancato completamento del progetto che prevedeva, nel tratto tra via Quintino Sella e piazza Moro, la riqualificazione, la ristrutturazione e l’assegnazione di tutti i locali di appartenenza alle Fal, insieme con la realizzazione della pista ciclabile, tutt’ora assente così come l’allargamento del marciapiede e le panchine. “Di fatto la Velostazione in quel segmento è rimasta isolata. I diversi furti subiti sono stati dovuti proprio al fatto che qui è rimasta “terra di nessuno”. Non c’è flusso se non di auto. L’intento di riqualificare tutta l’area in maniera imminente si è perso”.

Bari è cambiata molto in questi ultimi anni ma ora sta perdendo quel poco di buono che è stato costruito. Cerchiamo di non arrivare, ancora una volta, a dover “riparare” i danni o a dover ricominciare tutto da capo perdendo soldi già investiti. Interveniamo con urgenza quanto meno per consentire a quei pochi eroi, in realtà sempre più numerosi anche se in crescita lenta, che scelgono di sfidare il traffico cittadino a bordo di un bici e a forze di gambe. Diamo energia e vitalità a chi ha creduto e crede ancora in un possibile migliore cambiamento. Tutta la città deve collaborare, ma l’esempio deve sempre venire da chi ci governa e deve dimostrare, davanti a tutti, di non arrendersi.

Anna Caiati

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