L’ordinanza di chiusura è “inutile” per i genitori baresi. Attendono la decisione del Governo Draghi

Le scuole di ogni ordine e grado, comprese quelle dell’infanzia, da domani 12 marzo resteranno chiuse nelle province di Bari e Taranto. Si torna in dad. Lo ha disposto il presidente della Regione Michele Emiliano con l’ordinanza n. 74 che ha fatto seguito a quella del sindaco di Bari cui, come da disposizione regionale, il governatore ha affidato in qualita6di primo cittadino, la decisione di stabilire alcune restrizioni per evitare assembramenti in strade e davanti a locali di ritrovo con limiti di orari per la somministrazione di alimenti e bevande.

Per le scuole la decisione, invece, è stata presa da Emiliano che ha stabilito che tutte le lezioni dovranno essere assicurate in dad sino al 6 aprile 2021, ovvero sino a Pasqua. Il provvedimento è stato reso necessario perché è stato superato, nelle due province pugliesi tra cui Bari, il limite nazionale fissato dal Governo di 250 contagi ogni 100mila abitanti. In presenza potranno accedere disabili ed alunni che hanno altre problematiche nonché dove è prevista attività di laboratorio e i figli “di personale sanitario, o di altre categorie di lavoratori, le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione”. Le nuove restrizioni sono state rese necessarie per la salita della curva epidemica che segna una preoccupante e chiara ripresa dei contagi e per la quale sono interessate tutte le fasce di età con prevalenza proprio tra gli studenti.

Ancora una volta i genitori si dividono tra chi approva perché da sempre favorevole alla dad e chi è invece contrario perché convinto che la scuola si può e si deve fare solo in presenza pure con la pandemia e l’aumento dei contagi, perché prima che dal virus la salute degli studenti è minacciata sul piano psicofisico e sociale. Tra questi il gruppo “La Scuola che vogliamo – Scuole diffuse in Puglia” creato dal Coordinamento Genitori Attivi Bari, con portavoce Terry Marinuzzi, che è entrato nell’organizzazione nazionale “Rete Scuola in presenza” che raccoglie una quarantina di coordinamenti e per il quale quello pugliese (tra i più grandi avendo circa 11mila iscritti) in attività da un anno e con progetto pedagogico, è stato designato referente per tutto il Sud Italia. Al momento il gruppo, tramite Marinuzzi, afferma di essere in attesa di valutazione poiché aspettano la decisione del Governo Draghi che valuteranno per capire come muoversi e quale decisione prendere. Di sicuro non condividono l’ordinanza regionale, per loro inutile visto che la n. 58 del 24 febbraio sarebbe decaduta il 14 marzo. “La nuova ordinanza non ha senso – afferma la portavoce – arriva a ridosso della scadenza della precedente e a due settimane dall’inizio delle vacanze di Pasqua. Siamo ancora in zona gialla e le scuole sono già state svuotate con l’ultima ordinanza. Se il Governo nazionale imporrà la chiusura delle scuole, questa ordinanza regionale sarà inutile, nel momento in cui il Governo dovesse decidere diversamente non avremo dubbi nel contrastare l’attuale ordinanza regionale, quindi aspettiamo di capire quale sia il reale orientamento del Governo sulle scuole e pure la reale posizione del Comitato tecnico scientifico (Cts) sulle scuole italiane che ha detto cose diverse e tra loro contrastanti”.

L’ordinanza presenta un punto di disparità sociale che i genitori respingono, si tratta del “riferimento ai figli dei lavoratori dei servizi essenziali” che ha aperto una serie di interpretazioni generando un’ennesima confusione. Il problema resta per chi non ha la possibilità di tenere i figli a casa ed esprime la “necessità umana di continuare nella relazione educativa con gli insegnanti e soprattutto con i compagni, perché dopo un anno gli effetti della mancata interazione sono evidenti, i ragazzi soprattutto adolescenti” per i quali la dad è decisamente più lunga e le famiglie sono preoccupate poiché stanno riscontrando sempre più evidenti conseguenze negative. Sono tanti i bambini e i ragazzi che stanno ad esempio prendendo peso perché sono costretti in casa e non possono praticare sport – aggiunge Marinuzzi – Non c’è un’attenzione, un cercare di capire veramente che è questo un altro dei problemi da risolvere” legati alle restrizioni per la pandemia. Da aggiungere che il personale scolastico è praticamente quasi tutto vaccinato per cui il rischio di contagi forse non arriva più dalle scuole ma dalle famiglie. “Nelle ultime due settimane c’è stato un grande contenimento per cui a scuola va solo chi non può farne a meno. Non capiamo il perché della nuova ordinanza restrittiva tra l’altro limitata solo alla scuola”. Per capire cosa accadrà domani le famiglie attendono. Se le scuole superiori di Bari hanno già emesso e inviato le circolari di chiusura, non altrettanto hanno fatto le scuole d’infanzia, le primarie e le medie che pare sperano in una rettifica nelle prossime ore.

Intanto pure i sindacati della scuola mostrano il loro malcontento anche perché pare che dalla Regione non ci siano segni, al momento, di voler rivedere il contenuto dell’ordinanza né risolvere quella che per loro è una “discordanza normativa” e che riguarda sempre la presenza a scuola degli studenti figli di lavoratori di alcune categorie professionali. Discordanza che viene evidenziata raffrontando l’art 3. lettera b dell’ordinanza regionale n. 74 e la nota ministeriale n. 10005 del 7 marzo 2021 in cui è chiara la differenza tra la chiusura delle scuole in zone rosse e l’apertura al 50% nelle zone gialle. I sindacati sono al lavoro, dichiarano, per uscire quanto prima “dall’impasse in cui si trovano le scuole delle province di Bari e Taranto”.

Anna Caiati

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