Autocertificazione falsa durante il lockdown? Non è reato: “Un Dpcm non può limitare la circolazione delle persone”

Una sentenza che potrebbe fare giurisprudenza e, soprattutto, far discutere. Se non altro perché rischierebbe di mettere in discussione anche l’efficacia dell’autocertificazione. È quanto è emerso ieri dopo la diffusione degli sviluppi di un episodio verificatosi a Correggio, in Emilia Romagna. A marzo 2020 una coppia era infatti stata fermata per dei controlli di rito: i due soggetti coinvolti compilarono l’autocertificazione dichiarando lei “di essere andata a sottoporsi ad esami clinici” e lui “di averla accompagnata”, motivando così lo spostamento per comprovata necessità di salute. Ma i successivi controlli delle forze dell’ordine accertarono come la donna quel giorno non avesse fatto alcun accesso all’ospedale. Cosi si è andati a processo ma per il Gip di Reggio Emilia, Dario De Luca, non solo il fatto in sé non ha costituituito reato ma anche la stessa autocertificazione viene definita un ‘falso inutile’. Secondo il suo ragionamento, infatti, imporre il domicilio forzato in casa viene visto come una forma di restrizione della libertà personale di circolazione, andando anche contro l’ordinamento giuridico del nostro paese. Si fa in particolar modo riferimento all’articolo 13 della Costituzione secondo cui “La libertà personale è inviolabile”. Il Dpcm viene definito inoltre un atto amministrativo e basta la semplice disapplicazione dello stesso piuttosto che rimettere la legittimità alla Corte Costituzionale. In quel momento storico c’erano risvolti penali che ora sono redimibili con una multa. Ma sarà ancora utile procedere su questa strada? Del resto i contagi, seppur calati, non sono bastati a contenere del tutto la pandemia. Serve un’accelerata sui vaccini.

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