Scuola, il pasticcio “lavori essenziali” e la frequenza in presenza: chiudere a tutti è la soluzione?

L’inserimento della Puglia in zona rossa, a partire da lunedì, pone fine al balletto di ordinanze regionali che, dalla riapertura degli istituti scolastici fino a ieri, hanno agitato il sonno di chiunque, in Regione, abbia in famiglia un bambino in età scolare. Una sequela di aperture, chiusure, sotterfugi e ricorsi al Tar. Con il personale che è stato quasi integralmente vaccinato contro il Covid, con oltre 70 mila dosi somministrate, ed ora si trova a dover lavorare in regime di didattica a distanza.

Da lunedì prossimo, la situazione sarà chiara per tutti, con gli studenti di ogni ordine e grado costretti alla Dad dalla situazione epidemiologica, e la frequenza in presenza riservata ai minori fino ai 3 anni ed a ragazzi disabili o con bisogni educativi speciali certificati. A questo quadro si è arrivati attraverso due distinti provvedimenti, emanati tra il 10 ed il 12 marzo, che hanno disposto la chiusura delle scuole fino al 6 aprile. Le previsioni, inizialmente valevoli  nelle sole province di Bari e Taranto, maggiormente colpite dai contagi, adesso varranno su tutto il territorio pugliese.

Nella prima ordinanza, la n. 74, Emiliano aveva previsto la “frequenza scolastica in presenza degli alunni e studenti figli di personale sanitario, o di altre categorie di lavoratori, le cui prestazioni siano ritenute indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione” secondo quanto indicato dalla nota del ministero dell’Istruzione n. 1990/2020, “nell’ambito di specifiche, espresse e motivate richieste e anche in ragione dell’età anagrafica.”

In questo spiraglio lasciato aperto dal presidente della Giunta regionale, si erano infilate molte scuole baresi. Alcune, infatti, avevano sospeso la didattica in presenza, come accaduto nel XVII Circolo, a Poggiofranco, facendo presente di aver presentato “’istanza di chiarimenti inoltrata in data odierna all’Ufficio scolastico regionale per la Puglia e all’assessorato alla Pubblica istruzione della Regione Puglia, anche in ordine all’individuazione delle categorie di lavoratori le cui prestazioni sono da considerarsi indispensabili per la garanzia dei bisogni essenziali della popolazione.”

Altre scuole, invece, proprio sulla base del presupposto che non ci fosse alcuna menzione chiara nella normativa, in ordine ai lavori considerati essenziali, avevano continuato a consentire la frequenza ai loro alunni, bastando a tal fine la sola autocertificazione dei genitori del minore, relativa allo svolgimento di mansioni lavorative tali da rientrare nel novero di quelle imprescindibili per la cittadinanza.

Proprio per porre rimedio a questa indubbia stortura, ieri, con l’ordinanza n. 78, è stata prevista l’abrogazione del comma che prevedeva la possibilità di frequentare le lezioni  personalmente, riservata ai figli di particolari categorie di lavoratori. Risolvendo, certamente, un problema interpretativo, sul piano dell’applicazione delle norme. Ma creandone uno a moltissime famiglie, che ora non sanno come conciliare l’istruzione della prole ed il proprio lavoro, entrambi diritti fondamentali garantiti dalla Costituzione. Proprio come quello alla salute.

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