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L’era di Enrico Letta – di Antonio Vox

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Il Movimento 5S e il PD, dichiarano, sono alla ricerca di una nuova identità!

Entrambi le formazioni hanno scelto la via del “change la dame”, il cambio dei macchinisti: Giuseppe Conte per i 5S ed Enrico Letta per il PD.

Nel caso del M5S, non si capisce come un uomo che ha guidato un governo 5S/Lega (Conte I) e, subito dopo, un governo 5S/PD (Conte II), con il quale ha rinnegato quanto fatto con il primo, finendo alla fine accantonato per manifesta incompetenza, possa garantire una nuova identità al movimento del “VaffaDay”.

Un uomo, chiaramente organico al “sistema”, che appare “doroteo” di antica memoria, sarebbe alla guida di un incredibile progetto di transizione del M5S dal versante antisistema a quello di sistema; il tutto pagato dalla collettività impotente.

In Italia, se ne vedono di tutti i colori! Tanto che non c’è nemmeno la voglia di indignarsi, di fronte alla considerazione che governare significa guidare, non “fare tirocinio”.

Ben diverso appare il percorso intrapreso dal PD con l’elezione, quasi alla unanimità, del redivivo Enrico Letta a segretario del partito.

Egli, come premessa, e come alibi per il futuro, ha sostenuto che con c’è bisogno di un nuovo segretario, ma di un nuovo PD, denunciando così l’ansia della ricerca, difficilissima e fallimentare, di una nuova identità.

Nella Assemblea, egli ha incassato ben 860 voti favorevoli con solo 2 contrari e 4 astenuti.

Nel suo discorso programmatico, di circa un’ora, Letta non ha nascosto le difficoltà dell’impegno assunto, ma ha espresso un paradigma preliminare: il disarmo delle correnti interne. Si sa per certo che sarebbe necessario intervenire sul DNA di partito!

Nel prosieguo del discorso egli ha citato sei punti chiave.

I primi due sono stati “il voto ai sedicenni” e lo “ius soli”.

In verità, questi punti, datati, non appaiono tanto orientati alla costruzione di una nuova identità (un nuovo PD) ma, molto semplicemente, mirano ad un banale allargamento della base del consenso. In questa accezione, lo “ius soli” non ha bisogno di essere intrepretato; invece, “il voto ai sedicenni”, che poi significa il parlare ai giovani, pur non essendo una novità nel panorama politico, pecca della parte essenziale: bisogna ben sapere cosa dire loro, ai giovani.

Qui torna in campo l’identità del nuovo PD, tuttavia non ancora emersa. 

Gli altri punti chiave: “modifiche costituzionali contro il trasformismo”, un “nuovo metodo di elezione per i parlamentari”, la “sfiducia costruttiva”.

Infine, il punto sei, la “piena attuazione dell’articolo 49 della Costituzione”, quella che recita “Tutti i cittadini hanno diritto di associarsi liberamente in partiti per concorrere con metodo democratico a determinare la politica nazionale”.

Anche qui, non si accenna affatto ad un nuovo PD, perché i quattro punti chiave sono solo proposte legislative.  

 

Nell’ambito del discorso, ritorna insistente la “centralità” della parità di genere; dev’essere una fissazione per raccogliere consenso e voti.

Quello che colpisce, tuttavia, è una frase sibillina e per molti versi pericolosissima, riportata da Ansa.it: “Noi siamo per il primato della scienza, lo rivendichiamo con orgoglio”.  

Primato rispetto a che? Alla Politica? È forse un auspicio a favore della tecnicalità?

In verità la scienza è solo uno strumento, non un fine; e la politica la deve usare con chiara intelligenza e competenza perché costituisca fattore di crescita e sviluppo: guai a sovvertire i ruoli perché ne va della Libertà.

Sul tema delle alleanze non c’è nulla di nuovo: “Dobbiamo costruire un nuovo centrosinistra su iniziativa e leadership del Pd”.

Frase propedeutica a colloqui con tutti, da Fratoianni a Conte, da Calenda a Renzi.

Una sorta di rimpatriata, che, però, deve tener conto che la leadership bisogna meritarla e conquistarla.

Quindi nuova identità, nuovo PD, nuovo centrosinistra.

Tutto nuovo, senza rottamazione!

Operativamente, i prossimi passi saranno la costituzione di circoli, che Letta chiama “Agorà tematiche”, per dibattere, in un periodo di due settimane, sui nuovi assetti di partito sulla base di un suo “vademecum delle idee”.

A valle, una Assemblea di messa a punto.

Tutto sommato, un discorso alquanto prevedibile, scontato, non nuovo ma certamente noioso; nessuna innovazione, nessun disegno per il Paese.

Il nuovo PD sembra nascere già stanco: vedremo cosa riserverà il futuro.

Antonio Vox – Presidente di “Sistema Paese”

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