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Malati diabetici: categoria a forte rischio per covid viene invece trascurata

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Il diabete è una malattia silente quanto pericolosa, soprattutto se trascurat, può portare a gravi complicanze e disabilità, quali ad esempio insufficienza renale e/o la cecità. Per questo non va mai sottovalutato. A questo si aggiunga che le persone affette da diabete sono tra le più a rischio di esito infausto in caso di infezione da coronavirus. Da uno studio osservazionale francese sul covid sembra che il 10% delle persone diabetiche che hanno contratto il covid abbiano maggior rischio di morte così come, da dati dell’Istituto Superiore della Sanità, emerge che il 19,3% dei deceduti per covid-19 era affetto da diabete mellito. Una realtà purtroppo confermata da vari studi internazionali.

Ne consegue che, più di altri cittadini, i diabetici insieme con altri pazienti affetti da altre malattie croniche devono fare prevenzione attraverso il distanziamento sociale, l’uso di mascherine, e sottoporsi il più presto possibile alla profilassi vaccinale. In Puglia, purtroppo, così come nella maggior parte delle regioni italiane non è stato ancoro istituito un programma dedicato ai pazienti fragili quali oncologici, cardiopatici, immunodepressi e diabetici nonostante siano tra le categorie più vulnerabili come da tabella stilata dalla Regione Toscana. I diabetici di tipo 1 e quelli di tipo 2, che necessitano di almeno 2 farmaci o che hanno sviluppato complicanze, rientrano addirittura al quarto posto in tale classifica.

Per coloro ai quali è stato diagnosticato da tempo un livello cronico ed elevato di glicemia nel sangue (iperglicemia) e con un’alterata funzione dell’insulina (l’ormone prodotto dal pancreas che regola la quantità di glucosio nel sangue) ma pure per i casi sospetti, si avverte, da ormai un anno ovvero da quando c’è la pandemia, una diminuita attenzione da parte della sanità pubblica dovuta all’impossibilità di garantire, a causa delle restrizioni per impedire i contagi, una maggiore frequenza di visite di controllo ma pure di prime visite. Proprio su tali temi, qualche giorno fa, si è svolto un incontro on line tra rappresentanti della Regione, Ordine dei Farmacisti e associazioni della Puglia tra cui Cittadinanzattiva-Tribunale per i diritti del malato, presieduta da Matteo Valentino, in cui si sono evidenziate proprio queste problematiche.

“Nei primi due mesi del lockdown del 2020 (un anno fa, ndr) c’è stato il blocco degli appuntamenti con data da destinare – ricorda il presidente di Cittadinanzattiva Puglia, Matteo Valentino – Su sollecitazione nostra e di altre associazioni ci sono poi stati i contatti per seguire i pazienti visto che da questi ci giungevano segnalazioni di non essere più assistiti come in precedenza. Ne è seguita una leggera ripresa, sebbene con un conseguente rallentamento per le visite. Ora attraverso dati, documenti e informazioni ci hanno dimostrato che la situazione è sotto controllo. Ad ogni modo riconoscono che in questo ultimo anno, per la pandemia, c’è stato un rallentamento delle attività di cura per i diabetici su tutto il territorio della Puglia. Personalmente ho evidenziato che tale limitazione si è verificata un po’ meno nella provincia di Bari, ma nel resto della nostra regione il dato era assai preoccupante. Tutti gli appuntamenti venivamo sistematicamente rinviati”.

Purtroppo ancora oggi si risente del rallentamento. Poter prenotare una prima visita medica o una di controllo in un ambulatorio diabetologico nella città di Bari risulta impossibile da più di 10 giorni. Su Bari non c’è possibilità di prenotazione sino a fine giugno (lo denunciano alcuni cittadini, ndr). Per restringere i tempi di attesa bisognerebbe cambiare struttura e medico e soprattutto spostarsi da Bari verso la provincia. Da sottolineare che il lockdown se da un lato evita contagi da coronavirus dall’altro sicuramente peggiora la salute in tema di obesità e diabete, favoriti dall’essere “costretti” a restare in casa, a praticare meno attività motoria, sia pure una semplice passeggiata così come un’attività sportiva, e perché si è continuamente tentati dal mangiare con più frequenza alimenti industriali quali dolci e snack vari ad ogni età. Tanto che si rileva un preoccupante incremento di queste due patologie. La pandemia ha costretto tanti a cambiare lo stile di vita e di alimentazione e ha portato ad un aumento di peso in oltre il 20% delle persone (dai 2 ai 5 kg), con gravi rischi, laddove non già riscontrati, di sviluppare il diabete tipo 2 soprattutto nelle persone con una familiarità. Per cui gli esperti temono che il 7% (circa 4 milioni di persone) dei casi sulla popolazione nazionale possa presto aumentare con conseguenze non solo di salute per la singola persona ma pure per le casse economiche delle Regioni.

Al momento, a preoccupare di più sono i bambini e i ragazzi dai 6 ai 17 anni. Dati Istat indicano che il 26% di questa fascia di età ha problemi di peso, mentre la rete di sorveglianza “Okkio alla Salute” del Ministero della Salute, nato per monitorare l’obesità infantile e valutare gli interventi necessari, indica che il 21,3% dei bambini è in sovrappeso e che 9,3% è obeso. E nell’ultimo anno si è aggiunta anche la chiusura delle scuole con lezioni a distanza. E questo preoccupa perché, come ormai è noto, i chili in più aprono la strada ad altre patologie nell’adolescenza e nell’età adulta. La lotta al diabete è una delle tre emergenze sanitarie mondiali, si stima infatti che negli ultimi 35 anni l’incidenza è quadruplicata.

“Serve una maggiore sensibilità da parte delle Istituzioni per una campagna informativa e di sensibilizzazione – ha fatto presente nell’incontro Valentino – Sono necessarie iniziative come stimolare passeggiate più frequenti determinando magari un percorso dedicato e in sicurezza e qualunque cosa possa risultare utile per ridimensionare questo fenomeno” in aumento in maniera preoccupante. Per cercare di arginare tutto questo Cittadinanzattiva dall’11 marzo ha avviato una campagna di informazione intitolata “Zucchero amaro, gli italiani raccontano il diabete” in cui sono stati coinvolti pure cittadini di Bari. Sono 8 brevi video di circa tre minuti ciascuno in cui, in sette città italiane dal Nord al Sud, sono stati intervistati cittadini per “tastare” la conoscenza sul diabete.

Ne è emersa una indagine curiosa ma allo stesso tempo interessante in cui purtroppo c’è ancora tanta male-informazione su questa patologia. I video sono alla portata di tutti, bambini, giovani, adulti e anziani, e servono per comprendere meglio una patologia cronica e pericolosa, in particolare il diabete mellito tipo 2, che si riscontra nel 90% dei casi di persone al mondo a cui è stato diagnosticato il diabete. La campagna fa riferimento a come gli italiani percepiscono il tema del diabete. Con una fascia rossa e sottotitoli viene evidenziata l’informazione corretta come ad esempio la differenza tra diabete di tipo 1 e di tipo 2, ancora a molti non chiara. Il primo si manifesta nell’infanzia e nell’adolescenza e rientra tra le malattie genetiche autoimmuni in quanto causata dalla produzione di anticorpi che attaccano le cellule che producono l’insulina, il secondo noto anche come diabete mellito è invece quello più diffuso e frequente che si manifesta soprattutto in età adulta ed è spesso legato a cattive abitudini alimentari e quindi obesità, vita sedentaria, ipertensione arteriosa e familiarità.

Obiettivo della campagna “Zucchero amaro, gli italiani raccontano il diabete” è quello di sfatare alcuni falsi miti e credenze errate e migliorare la conoscenza della malattia. In ogni video si affronta un argomento diverso, nell’ordine: definizione di diabete; disturbi e sintomi; diagnosi, fattori genetici e ambientali; la vita di una persona con diabete; luoghi comuni e falsi miti; gli aspetti psicologici; stili di vita e prevenzione; e l’ultima best of Zucchero amaro su quello che abbiamo imparato. Un modo simpatico, veloce e diretto quanto attento per invitare chiunque a non fermarsi alle notizie cercate in fretta su internet ma ad informarsi da fonti veritiere e certificate quali i medici ed anche associazioni dedicate quali Cittadinanzattiva.

Anna Caiati

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