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Nel primo giorno di zona rossa la desolazione regna sovrana

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Marzo 2020-Marzo 2021. È passato un anno, ma sembra davvero che nulla sia mai cambiato. Bari, come allora, si ripresenta triste, vuota, preoccupata, arrabbiata. Ma se all’inizio della pandemia c’era anche un pizzico di speranza su una breve durata della stessa, ora questo sentimento è stato sostituito dalla rassegnazione.

Le strade sono vuote, alle 9 del mattino solitamente il movimento di gente è già intenso, con bar e negozi aperti. Stavolta niente di tutto questo: poche persone in giro, più per fare spese o per comprare il giornale che per altro. Aperte soltanto alcune attività ritenute essenziali: profumerie, negozi di abbigliamento per bambini, librerie, supermercati (ma anche in questo caso alcune attività offrono consegne a domicilio), ottici. E si rivedono in giro anche tanti corrieri. In ginocchio le vie dello shopping come via Sparano e via Argiro. I bar? Sono tornati a fornire servizi d’asporto, con gente in fila semplicemente per prendere un caffè. All’altezza del lungomare pochi runner, per la rituale corsetta del mattino. Anche perché il tempo – pioggia mista a sole e vento pungente, con temperature sensibilmente calate rispetto a ieri – certamente non invoglia a farsi una passeggiata. I controlli? Quasi tutti incentrati in zona stazione, con particolare riguardo per i treni Intercity e per le varie Frecce (Rossa, Bianca ed Argento).

Pochi quelli che desiderano far sentire la propria voce. Ma chi lo fa, esprime rabbia. O al contrario tristezza. Nel primo caso incontriamo un commerciante di frutta e verdura, alle porte della città vecchia: “La mia rientra nelle attività essenziali. Ma anche se non si chiude il pericolo rimane. Siamo stati in zona gialla per troppo tempo, anche quando era evidente che i dati fossero allarmanti e di parere diverso. Se ci fossero stati maggiori controlli come in passato questa situazione si sarebbe evitata. Non avrei disdegnato l’impiego dell’esercito, anche per fornire cibo. Le regole vanno rispettate da parte di tutti, anche con il rispetto della fila. A proposito dei vaccini: io sono sempre a contatto con gente diversa. Perché non ne avrei subito diritto come altre categorie di persone?”. Nel secondo invece prova a dire la sua un edicolante di corso Cavour: “Si, anche noi restiamo aperti – dice – ma il panorama in giro è facile da vedere. Siamo davvero pochi in giro. Di tanto in tanto qualcuno si affaccia per comprare quotidiani o figurine per bambini, ma è davvero poca roba. Questa situazione mette davvero tanta tristezza e non si sa quando ne usciremo definitivamente”.

Sembrano già lontane le scene dei tanto contestati assembramenti delle scorse ore. Bari, come mezza Italia, è tornata ad essere una città fantasma. E tale rimarrà almeno fino a Pasqua: quanti avranno ancora la forza di rialzarsi? Interrogativo lecito non solo sul piano psicologico (per la gente comune), ma anche su quello economico (per le attività commerciali già in affanno). La variante inglese galoppa, i casi di contagio aumentano: si spera soltanto in buone nuove.

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