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Sei laureati del Politecnico progettano un alveare “umano” su Marte

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Un alveare su Marte ma non per le api, bensì come future abitazioni per umani terrestri. E’ l’idea progettata con una tesi di laurea da sei neo dottori in Architettura che hanno conseguito l’ambito traguardo al Politecnico di Bari. Il progetto di un insediamento, di classe ibrida, è stato idealmente pensato per la superficie marziana e la realizzazione nell’anno 2066 a Hellas Planitia, nell’emisfero Sud del Pianeta Rosso, raggiungibile, secondo studi scientifici, in circa 8 mesi e mezzo dalla Terra.

Solo il 18 febbraio scorso abbiamo tutti sognato con l’atterraggio sul pianeta il rover Perseverance (si tratta del quarto robot, preceduto nel 2004 i gemelli Spirit e Opportunity e nel 2021 Curiosity) che regala immagini incredibili al fine di cercare tracce e condizioni potenzialmente adatte alla vita. Ma in realtà da circa un secolo, se non di più, il genere umano è affascinato sia dalla possibilità di altre forme di vita nell’Universo che di possibili futuristiche “invasioni” terrestri su altri pianeti. Sogni sempre più vicini per alcuni, fantascienza per altri ma che, comunque, hanno da sempre visto protagonista la terra dei Marziani.

Ed è probabilmente da qui che è nata parte dell’idea sviluppata dai sei giovani dottori in Architettura, quattro pugliesi e due bosniaci-erzegovini, Alessandro Angione di Molfetta, Federica Buono di Valenzano, Ivana Fuscello e Isabella Paradiso di Andria, Mirha Vlahovljak e Hana Zečević di Sarajevo. Insieme con i professori Giuseppe Fallacara, relatore, e Vittorio Netti, correlatore, il gruppo ha elaborato con l’aiuto di moderne tecnologie un “Alveare marziano” (in inglese “Hive Mars”) dove da Marte si ammirerebbe la Terra come un punto luminoso distante 55 milioni di chilometri.

Quella che alla maggior parte della gente sembra ancora fantascienza, in questo lavoro diventa una visione fattibile con i giusti presupposti per una ipotesi scientifica credibile e fondata: il primo insediamento abitativo umano sul Pianeta Rosso. Il titolo della tesi è infatti “Hive Mars: progetto di un insediamento, di classe ibrida, sulla superficie marziana” ed è nata nel Politecnico di Bari-Dipartimento di Ingegneria civile e dell’Architettura. Primo progetto di tal genere in Italia dedicato all’Architettura spaziale.

“Hive Mars” è il nome dell’ipotetico villaggio, che riprende la conformazione geologica del sottosuolo “a nido d’ape’’ di Hellas Planitia. I sei neolaureati hanno pensato ad una base ordinata di forma geometrica suddivisa in più gruppi di costruzioni a forma di uovo con la punta verso l’alto, in cui il villaggio si sviluppa a blocchi distanziati con vie di comunicazione per far circolare rover, robot adibiti al trasporto. Il primo nucleo di habitat è composto da tre cupole autoportanti e interconnesse, per ospitare i sistemi di controllo ambientale e di supporto vitale preintegrati. Sulla sommità è stato pensato di prevedere un filtro skylight tronco-piramidale per garantire la giusta quantità di luce naturale proteggendo l’habitat interno dalle radiazioni e dagli impatti dei micro-meteoriti. I moduli abitativi hanno forma esagonale e riprendono quella dei favi di un alveare, mentre il design e il procedere dei rover automatizzati ricorda l’attività delle api (l’idea è ben resa nelle foto del progetto e qui pubblicate). La proposta è quella di abitazioni permanenti ed autosufficienti, per un avamposto ibrido di classe 2 (strutture al di fuori della superficie) e classe 3 (integrato con elementi gonfiabili e solidi prefabbricati, sia per elementi pressurizzati che per infrastrutture). Per la realizzazione, i neo architetti, hanno pure pensato a sfruttare le risorse ed i materiali (regolite) presenti su Marte. Strutture che dovranno ovviamente consentire pure le temperature ideali per la sopravvivenza visto che sul pianeta la temperatura scende repentinamente sotto lo zero di molti gradi e la luce obliqua del Sole attraversa una atmosfera sottile che colora tutto di rosso. Non hanno dimenticato le rampe di lancio e atterraggio per futuri veicoli spaziali per spostamenti da Marte verso la Terra e viceversa.

I giovani laureati hanno pensato a risparmiare costi di missione e carichi di lancio dalla Terra e quindi prevedono diversi rover automatizzati da utilizzare per preparare l’area del sito prima dell’arrivo dell’equipaggio. Gli stessi robot saranno impiegati nella raccolta del materiale, la lavorazione e la costruzione delle principali infrastrutture, comprese le piste e le strade. La data 2066 è stata invece decisa sull’ipotesi scientifica della prima missione spaziale dell’uomo su Marte attorno al 2030. Se c’è chi sogna e fantastica su possibili vite nell’Universo c’è pure chi progetta e, non a caso, sono i giovani forse anche perché stanchi di essere “rinchiusi” tra quattro mura per la pandemia e che più di altri hanno voglia di evadere fuori dai confini terrestri.

Anna Caiati

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