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Situazione artisti Bari

Gli artisti baresi allo stremo senza prospettive per il futuro

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Il Teatro Kismet come casa della solidarietà, oltre che dell’arte. È così che a partire da ieri, e per ogni venerdì nelle prossime settimane, gli artisti baresi hanno potuto trovare un conforto dopo un anno di stop. Stremati dalla crisi pandemica, i lavoratori di questo settore sono forse quelli che, più di tutti, hanno subito le conseguenze delle prolungate chiusure imposte dai Dpcm.

“Abbiamo dato disponibilità dei nostri spazi e lo abbiamo fatto con senso di responsabilità”: esordisce così Augusto Masiello, presidente di Teatri di Bari, che insieme alla sezione barese del Banco delle Opere di Carità sta promuovendo la distribuzione di pacchi contenenti beni alimentari destinati agli operatori del mondo della cultura. Il Teatro Kismet è diventato così il primo in Italia ad aver aderito all’iniziativa che è finanziata dal Fondo di aiuti europei agli indigenti, il primo ad aver messo a disposizione i propri spazi per dare una mano alle persone che in tempi “normali” lo tengono in vita. Non solo. I rappresentanti del politeama hanno anche annunciato la disponibilità degli spazi per essere utilizzati come centro vaccinale.

“Il teatro è un posto sacro del territorio – aggiunge Masiello – venire qui per i lavoratori dello spettacolo in difficoltà aiuta a evitare lo stigma sociale e rende tutto molto più confortevole”.

All’iniziativa hanno già aderito 100 famiglie e per la distribuzione di ieri ne sono state convocate 14, in rappresentanza di circa una cinquantina di persone. Si tratta per lo più di appartenenti al mondo dello spettacolo itinerante (circensi, giostrai), quelli che più si sono ritrovati allo stremo dopo un anno di stop. Queste persone, infatti, vivono soltanto di questo lavoro, al contrario di molti attori teatrali sul territorio che praticano anche altri mestieri. “Sono loro i veri professionisti del settore”: le parole di Masiello sono accorate, cariche di emozione, ma anche di dispiacere.

C’è anche tanta rabbia. Quella di non sapere ancora quando e come si potrà riaprire. C’è una nota di amarezza nella voce quando ammette che ormai gli operatori della cultura hanno imparato, in un anno, a non avere più prospettive perché quando la luce in fondo al tunnel sembra vicina, eccola allontanarsi di nuovo. Era stato promesso loro che nelle zone gialle avrebbero potuto riaprire dal 27 marzo, ma ecco che l’Italia ripiomba in un quasi totale lockdown almeno fino a Pasqua.

Per quanto riguarda i ristori, sono una nota dolente per tutti. Qualcosa è arrivato, qualcosa è stato soltanto annunciato. Di certo non sono bastati per coprire tutti, anche perché non tutti ne hanno diritto e arrivano con grande ritardo. Il guaio è che ci sono artisti, tecnici o musicisti baresi che hanno anche 20mila euro di credito di lavori fatti a terzi e che attendono di essere pagati. Da un anno a questa parte si fallisce più per credito che per debito.

Qualche speranza è riposta nel nuovo dl Sostegni approvato ieri e che promette 1 miliardo di euro ai rappresentanti del mondo della cultura, divisi in circa 2.400 euro per ogni lavoratore dello spettacolo. La speranza è che i tempi si accorcino e che i ristori arrivino prima che si abbassino definitivamente le saracinesche.

Sul momento in cui si riaccenderanno le luci del palcoscenico soltanto una parola: speranza. Speranza che la gente abbia gran voglia di tornare al cinema e a teatro, ma anche speranza nella campagna vaccinale affinché possa al più presto liberare tutti dalla morsa del virus.

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