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Il meridionalismo è cosa seria per tutti

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In risposta ad alcune riflessioni apparse sui quotidiani napoletani nei giorni passati riteniamo necessario precisare alcuni punti essenziali.
Di meridionalismi ve ne sono tanti e la loro numerosità è una delle cause della disunione che condanna il sud alla irrilevanza politica. Vi sono i piagnoni che sembrano godere dei guai che ci angustiano; poi vi sono i questuanti che si ispirano ai precedenti a che sono sempre pronti con la mano tesa a risolvere i nostri problemi con “una cosa di soldi” domandati sotto le più differenti motivazioni. Poi vi sono gli auto flagellatori che dicono che la colpa è nostra perchè non facciamo nulla se non affidare a degli incapaci la gestione delle cose nostre; poi ci sono gli storici che dall’alto dei loro incontestabili meriti gettano la palla fuori dal campo facendo risalire i nostri guai a fatti del passato remoto; poi vi sono collaborazionisti dei nostri concorrenti di altre parti d’Europa; poi vi sono  i disperati cioè quelli che non hanno nessuna idea del da farsi e quindi o vanno via ammirati del sistema altrui che vanno a puntellare o dicono che va tutto male e basta.
Forse di tutti quanti sono questi ultimi che fanno il danno maggiore. Infatti a nessuno sfugge il fatto che ormai non esiste parte d’Europa e non esiste settore che possa dirsi modello per il resto; financo il sistema bancario -pur al riparo degli immensi privilegi di cui gode- è sempre sull’orlo del disastro e senza la generosità della BCE non solo sarebbe tracollato ma si sarebbe portato appresso anche gli Stati e l’intera impalcatura europea. Quindi il sud è la punta del classico iceberg e le risposte che rilanciassero il sud sarebbero le risposte che salverebbero l’Europa (e non solo). Quindi la domanda è: esistono delle proposte che sono in grado di invertire questa tendenza del sud verso la implosione o no? Esistono dei modelli che ci affranchino dalla dipendenza dalla generosità della banca centrale? Esistono nella nostra cultura le radici di un pensiero che superando definitivamente la diarchia destra/sinistra risponda efficacemente ai propri cittadini? Se la risposta è si (e non è pensabile che non lo sia) quelle proposte saranno corrette anche per gli altri! Perché vista la vastità e profondità dei problemi che si denunciano con così perfetta dovizia di particolari, non può essere che una proposta “di sistema” e quindi di funzionamento del nostro modo di fare economia e politica. Un quotidiano del Sud, lungi dal ripiegarsi nella disperazione, deve cercare nelle pieghe delle Università, dell’opinionismo giornalistico-culturale e in ogni dove quel pensiero apparentemente eretico e ancora sconosciuto che ha bisogno della giusta vetrina per imporsi all’ortodossia dominante del politicamente corretto che ormai è solo autoreferenziale come solo autoreferenziale è il pensiero economico e politico meridionale, nazionale ed europeo.
Quindi agli opinionisti del sud chiediamo di guardarsi attorno e mai disperare perché proprio il Sud è chiamato -come molte altre volte nella Storia- a salvare la pellaccia a tutti, anche ai nostri detrattori.

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