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Tommaso Fiore, la zona gialla, l’ospedale in Fiera, i quindici giorni per un tampone

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Le dichiarazioni rilasciate dal prof. Tommaso Fiore al quotidiano “La Repubblica” edizione di Bari del 23 marzo sono in un certo senso inquietanti, ma coincidono con quelle rilasciate sugli stessi argomenti dal un leader regionale di un partito di centro destra di opposizione in consiglio regionale (Fratelli d’Italia) e da molti medici che operano sul campo. In sintesi Tommaso Fiore, ex assessore alla salute nella giunta Vendola, medico rianimatore, di estrazione politica completamente diversa da quella di Ignazio Zullo, sostiene che l’attuale collasso negli ospedali pugliesi, sia la logica conseguenza di dati non veritieri trasmessi dalla Regione Puglia al ministero della Salute. Nel dettaglio, secondo Fiore, la Puglia a febbraio avrebbe dichiarato cento posti letto di terapia intensiva disponibili solo sulla carta, senza che fossero coperti dai medici necessari, quindi non operativi e di conseguenza avrebbe indotto il Ministero (che si sarebbe fidato senza controllare) ad inserire la nostra regione nella zona gialla. La zona gialla avrebbe contribuito ad una maggiore circolazione del virus con la conseguenza di un maggior numero di contagi, di ricoveri e di richiesta di terapie intensive. In verità, come dicevamo, questa tesi è stata da sempre sostenuta dal consigliere Ignazio Zullo anche lui medico. C’è un’altra questione che fa discutere non soltanto il mondo politico, ma anche quello sanitario: l’apertura dell’ospedale Covid all’interno della Fiera. C’è chi contesta i costi più che duplicati rispetto alle previsioni (e su questo sta indagando la magistratura), c’e’ invece chi ne contesta l’utilità alla luce della carenza di medici, figlia dell’ottuso numero chiuso istituito da anni per l’iscrizione alla facoltà di medicina. La regione è alla spasmodica ricerca di medici che non ci sono, incentiva economicamente l’esodo verso la struttura in Fiera e chiede la chiusura del reparto di rianimazione e della pneumologia dell’ospedale del San Paolo. Dove sono allora i posti in più, si chiede il sindacato dei medici dei rianimatori? Perché chiudere strutture che funzionano e anche bene? Insomma la coperta è corta ed è inevitabile tenere scoperti i piedi o la testa. Zullo si chiede: non potevano pensarci prima? Perché spendere 18,5 milioni di euro che potevano essere investiti per aumentare il numero dei test molecolari, unica strategia difensiva dal virus in attesa del vaccino? Il contatto stretto di un positivo deve attendere il 7 aprile per essere sottoposto a test molecolare dalla Asl. Un tempo biblico ad un anno dallo scoppio della pandemia. L’alternativa? Scucire 82euro e farlo presso i privati. Ma non tutti possono permetterselo. In conclusione: se la denuncia di Tommaso Fiore e’ fondata, qualcuno dovrebbe pagare seriamente perché c’è in gioco la vita delle persone. Viceversa se Tmmaso Fiore ha detto cose non vere, bé dovrebbe partire una bella querela.

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