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Lontani…ma vicini

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Dal giorno del primo lockdown nazionale, il 9 marzo 2020, è ormai trascorso un anno, sembra sia passata un’eternità eppure sono solo dodici i mesi che ci separano dal fatidico giorno in cui siamo stati costretti ad abbandonare la nostra vita abituale, con la consapevolezza che non sarebbe stata più la stessa.

Spesso mi capita di esaminare il passato e, sprofondando nei miei ricordi, provo un senso di tristezza per la nostalgia verso i momenti pre-pandemia trascorsi in classe con i compagni, con gli insegnanti o con chiunque abbia un posto speciale nel mio cuore.

Questo periodo porta con sé diverse perplessità e la maggior parte converge nel tema a me più caro: l’istruzione.

Nel mio caso, in un primo momento, trascorrere settimane lontana dalla scuola si è presentato come una novità, un’esperienza di breve durata in cui riporre fiducia.

Solo in seguito, con l’arrivo delle lezioni online, ho iniziato a percepire malinconia per la mancata presenza di reali contatti con il mondo esterno.

Durante i mesi precedenti al lockdown ero solita scambiare opinioni e condividere interessi con i miei amici e un solo scambio di sguardi ci faceva sentire vicini.

Da quando è iniziata la pandemia questi legami si sono gradualmente affievoliti.

Ho vissuto pervasa da sconforto, la gente solita a scrutarmi nell’animo adesso rivolgeva uno sguardo privo di emozione ad un cumulo di pixel ed anche il più futile sorriso sembrava disperdersi di fronte alla vastità dello schermo.

Negli scorsi mesi, dunque, la maggior parte degli alunni è stata costretta a seguire le lezioni dalla propria abitazione poiché vittima di una decisione abbastanza discutibile da parte di autorità che non esaminano le considerazioni degli attori coinvolti in questa esperienza.

Affrontare un nemico tanto arduo come il virus ha indubbiamente provocato ingenti danni ma mi ha anche permesso di comprendere che alcuni aspetti della vita a volte scontati in realtà possono rivelarsi essenziali in situazioni difficili come quella che stiamo vivendo.

Abbiamo fatto molti sacrifici con il fine di preservare noi e i nostri cari, con la speranza che siano  sufficienti per tornare progressivamente alla normalità.

Sebbene sia trascorso un anno dall’inizio del primo lockdown, oggi ci è stato richiesto ancora di restare a casa, infatti gli ospedali pugliesi sono al collasso e la situazione è oggettivamente peggiorata. Nonostante l’amara consapevolezza di uno scarso miglioramento dell’andamento del contagio, sono convita che questo sia solo un periodo di transizione e che presto avremo un futuro più luminoso.

Di Elena Viola, IC “Mazzini – Modugno”, 3^B scuola secondaria I grado

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