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Covid, Puglia indietro per over80 vaccinati. I sindacati dei pensionati: «Campagna doveva finire a marzo»

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Con 622.324 vaccini effettuati, pari all’81.7% delle 762.115 dosi consegnate, la Puglia è settima nella classifica nazionale delle dosi somministrate dall’inizio della campagna di prevenzione del Covid-19. Sono i dati diffusi quotidianamente dal Ministero della Salute, che al tempo stesso inchiodano la nostra regione quanto al numero di anziani over80 sottoposti al vaccino. Qui, infatti, la Puglia scende nelle retrovie della graduatoria fra le regioni più grandi d’Italia: l’ultimo aggiornamento ministeriale parla di 215.459 inoculazioni ricevute dagli anziani pugliesi con più di 80 anni. La Puglia appare indietro rispetto ad altre regioni italiane: l’Emilia-Romagna ha vaccinato 336.557 over80, il Lazio 381.676, il Piemonte 321.152, il Veneto 302.706. Comanda la Lombardia con 545.029 anziani 80enni vaccinati. Rimanendo al sud Italia, la vicina Campania ha fin qui vaccinato 269.233 anziani con 80 anni o più.

A lanciare l’allarme sono le segreterie pugliesi dei sindacati confederali dei pensionati. In una nota, firmata da Giovanni Forte (Spi Cgil Puglia), Filippo Turi (Fpn Cisl Puglia) e Rocco Matarozzo (Uilp Uil Puglia), si legge: «In Puglia gli anziani, contrariamente a quanto previsto dal piano vaccinale, continuano ad essere penalizzati. I dati pubblicati a livello nazionale vedono la Puglia in fondo alla classifica delle regioni che rispettano la priorità per gli anziani. L’impegno era di completare la vaccinazione per gli ultra80nni entro marzo. Ad oggi la percentuale di coloro che hanno ottenuto la seconda dose si aggira purtroppo ancora intorno al 25%».

Le tre sigle confederali aggiungono: «Drammatica è poi la situazione relativa a coloro che hanno richiesto la prestazione domiciliare. Oltre alla beffa iniziale di aver ricevuto in sede di prenotazione una data che si è rivelata fallace (nessuno si è premurato di avvertire le persone interessate) ora siamo alle prese con un patetico rimpallo di responsabilità tra Asl e medici di base».

Per i sindacati dei pensionati pugliesi «Occorre una direttiva chiara e precisa. Se i medici di base non sono in grado di assolvere, quanto pattuito nell’accordo che hanno siglato, siano le ASL a provvedere. Le persone non possono essere lasciate sole. Specialmente quelle più fragili. Fra gli anziani la solitudine uccide almeno quanto la malattia. E comunque si trovano a fronteggiare le cronicità di cui sono affetti, a prescindere dal Covid, senza poter contare su servizi sul territorio, già nel passato carenti».

Le sigle confederali denunciano anche un ritardo per quel riguarda gli anziani dai 60 ai 79 anni: «Ogni giorno in Puglia non si va oltre le 12 mila somministrazioni. Di queste solo il 60% è riservato agli anziani. Quindi se si continua con questo ritmo ci vorranno non meno di 150 giorni per vaccinare tutta la platea degli ultra60nni (tenendo conto della doppia dose). È insostenibile e inaccettabile assistere ogni giorno ad un numero altissimo di figure non previste dal piano vaccinale e che vengono statisticate come “altri”, ricevere il vaccino».

Forte, Turi e Matarozzo concludono: «Non va bene la gestione dei residui giornalieri somministrati al primo che passa. Quelle dosi devono essere riservate agli anziani, prevedendo un elenco di riserva. Occorre concentrare il massimo sforzo per accorciare i tempi quanto più possibile, perché il 90% delle persone (tante purtroppo), che in Puglia ogni giorno ci lasciano, sono anziani. Certo, le dosi a disposizione non sono a volte sufficienti. La nostra regione continua ad essere penalizzata. Finora ha ricevuto meno dosi di altre con popolazione inferiore. Però dalla Giunta regionale non si leva una voce forte nei confronti del Governo nazionale per ottenere il dovuto. Noi del sindacato siamo disponibili a sostenere questa battaglia. Si convochino tutte le parti sociali e si costruisca una posizione comune, forte e autorevole. Però intanto si faccia in modo che le 90 mila dosi che in Puglia si hanno ad oggi a disposizione vengano quanto prima somministrate».

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