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Genitori di nuovo davanti alla Regione per chiedere l’apertura delle scuole

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Famiglie, mamme e bambini, rappresentanti dei lavoratori del mondo dello spettacolo, Cobas e Comitato per il diritto alla salute e all’Istruzione, dopo una settimana, di nuovo davanti alla Presidenza della Regione Puglia, sul lungomare di Bari. Nonostante i limiti della zona rossa e in numero inferiore rispetto alla scorsa settimana, hanno voluto dire la loro contro l’ultimo Dpcm del presidente del Consiglio dei ministri, Mario Draghi. In particolare a manifestare c’erano i genitori del gruppo di coordinamento “La Scuola che vogliamo – Scuole diffuse in Puglia” che ha organizzato un’assemblea pedagogica permanente pubblica per chiedere ancora una volta un incontro al presidente della Regione Puglia, Michele Emiliano.

Il 7 aprile entra in vigore il nuovo Dpcm chee sarà valido sino al 30 aprile 2020 (salvo nuovi decreti o proroghe). Tra le altre disposizioni c’è quella che riguarda le scuole per cui è prevista la presenza in aula sull’intero territorio nazionale per tutti i bambini frequentanti le scuole sino al primo anno di media se risiedono in zona rossa, mentre per chi si trova in zona arancione l’apertura delle scuole sarà consentita solo al 50% per gli studenti dalla seconda media alle superiori (per tutti gli altri continuerà la dad, universitari compresi). Ma i genitori pugliesi non ci stanno, chiedono e pretendono che pure i pre-adolescenti e gli adolescenti tornino in classe, soprattutto coloro che da ormai più di un anno fanno lezione davanti ad uno schermo. Vogliono la riapertura, anche in zona rossa, di tutte le scuole di ogni ordine e grado. Lo chiedono urlando perché si tratta di un diritto al pari di quello della salute previsto nella Costituzione.

A dar loro forza e ragione ci sono, ora, pure due ordinanze cautelari emesse dal Tar del Lazio e la decisione del Consiglio di Stato giunte nella giornata di ieri contro il Dpcm del 2 marzo 2021 che prevede la sospensione automatica della didattica in presenza in zona rossa. Il Governo, ha deciso il giudice monocratico e presidente della Terza Sezione del Consiglio di Stato, Franco Frattini, che ha respinto di fatto il Dpcm, dovrà motivare le decisioni di chiusura delle scuole con adeguati dati scientifici, in modo trasparente e coerente. A fronte di questo chiedono al presidente della Regione, Michele Emiliano e all’Ufficio scolastico regionale, di fornire i dati precisi relativamente alle scuole pugliesi e ribadiscono che non possono essere i sindaci né tanto meno i dirigenti scolastici, con disparate motivazioni non comprovate, a decidere di chiudere una o più scuole.

Ricordano inoltre che il presidente Emiliano, di cui non hanno gradito l’introduzione, nei giorni scorsi, in alcuni gruppi Whatsapp di genitori pugliesi per chiedere se preferissero la dad o la presenza a scuola per i figli, aveva emanato, quattro anni fa, la legge n. 28/2017 sulla Partecipazione, con la quale la Regione ha sancito come principio fondamentale la partecipazione e il coinvolgimento in tutti i settori dei cittadini, dei professionisti e degli amministratori locali, basando le conseguenti decisioni sulla trasparenza, la consultazione e l’ascolto. Una legge che, a detta del gruppo di mutuo-aiuto tra famiglie, in tempo di pandemia dal 30 ottobre ad oggi, non sarebbe stata rispettata per la decisione della chiusura delle scuole. I genitori continuano a lanciare l’allarme in Puglia dove si è superato il 30% dei minori che hanno dovuto abbandonare la scuola a causa della dad. Vogliono risposte a domande quali: Perché abbiamo avuto 13 ordinanze che non hanno permesso democraticamente ricorsi effettivamente efficaci? Perché la Puglia è diversa, in questo, da altre Regioni d’Italia?

Chiedono decisioni a tavolino con una programmazione, un tracciamento e soprattutto azioni di prevenzione da fare insieme con dirigenti scolastici, docenti, studenti e famiglie. Chiedono di occuparsi delle zone periferiche dove il rischio di abbandono scolastico è ancora più alto e c’è più probabilità che i minori finiscano per seguire le strade della criminalità. Non accettano che la Puglia sia bella e aperta solo per i turisti e quindi sia solo terra di vacanza. Vogliono la riapertura delle scuole affinché “la nostra terra offra davvero le opportunità” per chi qui risiede, vive e cresce. “Prima del “weareinpuglia” noi vogliamo il “veniteastudiareinpuglia”” hanno detto con forza. E quindi annunciano che saranno a Roma la prossima settimana, il 10 aprile, per un altro momento di protesta insieme alla rete nazionale “Scuole in presenza” alla quale il coordinamento pugliese ha aderito da tempo.

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