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Puntare più sul patrimonio artistico e meno sulle orecchiette: così Bari può diventare città turistica

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Siamo sicuri che l’accento marcato e le orecchiette fatte a Bari vecchia siano quello su cui puntare per valorizzare la città? Per il professor Roberto Santamato, docente Uniba nel dipartimento di Economia, Management e Diritto dell’impresa ed esperto di servizi turistici, le strade da percorrere dovrebbero essere altre.

Il fatto che Bari negli ultimi anni abbia notevolmente aumentato il flusso di turisti è un dato di fatto, tuttavia ampliando lo sguardo e approfondendo il discorso, ci si rende conto che in realtà si tratta, per lo più, di tanto fumo e poco arrosto. Il capoluogo pugliese è finito per diventare soltanto l’hub per gli spostamenti: i turisti arrivano a Bari tramite aereo, nave da crociera, ma poi si spostano nei borghi vicini con fama ben più ampia: Alberobello, Polignano, Monopoli, Cisternino…

Certo, il fatto che ultimamente Bari sia stata protagonista del grande e del piccolo schermo con “La vita davanti a sé” di Edoardo Ponti e con la fiction “Le indagini di Lolita Lobosco” porterà sicuramente un ritorno di immagine quando si potrà riprendere a viaggiare, ma questi sono solo contorni. «Definire Bari una città turistica mi suscita qualche perplessità, bisogna puntare su altro»: sono le parole di Santamato, preoccupato per una mancanza di strategia.

Pugliapromozione e il sindaco Antonio Decaro stanno facendo tanto e senza dubbio l’esplosione del brand Puglia ha fatto la sua grande parte, ma Bari deve staccarsi dal resto del tacco d’Italia e costruirsi un’immagine tutta sua. Lo scopo deve essere uno soltanto. Ottenere una risposta positiva alla domanda: “Allora, torneresti a Bari?”.

La città, per emergere come destinazione e non più come passaggio, deve puntare sulle proprie bellezze artistiche, sui teatri e sull’organizzazione di mostre. Sono queste le cose per le quali il turista arriva in una città per visitarla. L’esperienza della visita alle signore che fanno le orecchiette deve diventare secondaria, non essere l’attrazione principale. Questi aspetti coloriti della città non hanno fatto altro che creare, nel tempo, «un’immagine macchiettista del barese – dice Santamato – trasformando la città in un posto in cui soltanto si mangia e si beve».

Infine, per quanto riguarda la stagione estiva alle porte, è necessario fare strategia piuttosto che previsioni, perché se la situazione pandemica dovesse migliorare è necessario non farsi trovare impreparati. Il turismo nazionale, che si sviluppa per lo più tra giugno e agosto (gli stranieri invece arrivano più tra settembre e ottobre), può ancora essere salvato se ci si siede attorno a un tavolo e si fa rete.

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