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Fiera, code di ore per i caregiver in attesa di vaccinarsi tra non pochi disagi

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“Allucinante” è il commento che un po’ tutti hanno espresso questa mattina quando si sono trovati una coda di centinaia di persone davanti all’entrata Orientale della Fiera in attesa di potersi sottoporre al vaccino anti-covid nell’Hub appositamente allestito. Un’attesa vissuta tra i disagi come ci ha raccontato una cittadina. Seconda giornata dell’open day, annunciata dall’Asl di Bari dopo l’alta adesione già inaspettata di ieri domenica di Pasqua, oggi Lunedì dell’Angelo, si è continuato con le vaccinazioni ai caregiver, familiari e conviventi dei minori di 16 anni. L’affluenza è stata più che alta. Sopra ogni aspettativa. Al punto da trovare medici e volontari sorpresi, insufficienti e impreparati a gestire un flusso enorme di gente di ogni età.

«Sono arrivata con mia madre 75enne – racconta una donna in fila con decine di altre persone – alle 7.30, un’ora prima dell’orario previsto poiché speravamo di poter così finire presto. Ci siamo trovati davanti diverse decine di persone già in attesa e per di più assembrate, in molti non rispettavano il distanziamento». La partecipazione si è infatti moltiplicata inaspettatamente poiché nella serata di ieri, come ci è stato riferito dalla accompagnatrice figlia di un’anziana caregiver che si occupa del marito ammalato da tempo, si è diffusa la notizia a cui è seguito un passaparola tra cittadini che la campagna vaccinale di oggi era stata aperta pure ai caregiver di soggetti fragili adulti. Il tutto confermato in una lettera dell’Asl e del Dipartimento di Prevenzione nella quale è scritto “…considerata la particolarità della popolazione target da tutelare (soggetti estremamente vulnerabili), si precisa che, nelle giornate di domenica 4 e lunedì 5, sarà possibile “estendere” la vaccinazione ai caregiver e ai familiari conviventi maggior di 16 anni in condizioni di disabilità grave…”.

Se la giornata di Pasqua, forse complici la festa più sentita e una giornata nuvolosa, aveva fatto desistere molti dal presentarsi, così non è stato oggi. In tanti si sono riversati negli Hub e ambulatori vaccinali, ma l’assalto c’è stato soprattutto in Fiera forse anche per la presenza delle 20 postazioni che facevano sperare in attese ridotte. Se da un lato c’è sicuramente da fare un meritato plauso a medici, operatori sanitari e volontari impegnati in una giornata festiva a dover gestire un flusso inatteso, dall’altro non possiamo evitare di affermare che è inammissibile e inaccettabile che ci siano state centinaia di persone tra cui anziani a dover attendere in piedi anche oltre tre ore prima di potersi sottoporre all’agognato vaccino che questa particolare categoria chiede da tempo.

Nelle lunghe ore di attesa, le due nostre cittadine, eroine insieme a tutti coloro che hanno atteso il loro turno, ci raccontano di qualche momento di tensione dove qualcuno ha alzato la voce affinché chi di dovere accelerasse le procedure delle tre file, le altre più distanziate e più ordinate della prima, (una all’esterno, una all’entrata per ritirare i moduli da compilare e l’ultima nell’Hub per consegnare i moduli di anamnesi e consenso informato, ndr) e dei soliti tentativi di qualcuno di passare avanti, senza però riuscirci, e il conseguente arrivo di una pattuglia della Polizia per evitare tensioni ulteriori.

Qualcosa, ancora una volta, non ha funzionato nella rete organizzativa. E’ stata data precedenza ai caregiver dei minori di 16 anni a questi sono seguiti gli altri. L’età di chi doveva vaccinarsi non ha contato nulla. A nostro parere non è accettabile per nessuno che, forse, dopo aver trascorso una notte non serena accanto al proprio familiare di cui si prende cura h24 abbia poi dovuto stare in piedi non per pochi minuti ma per intere ore prima di potersi sottoporre ad un vaccino, perché qualcuno non ha ritenuto necessario programmare le prenotazioni. Meno venti di giorni fa abbiamo raccontato di altri disagi vissuti da over 80 baresi a Bitonto, in attesa all’esterno in una giornata gelida. Oggi altri disagi per i careviger, per al vento presente. Eppure stiamo parlando di una questione sanitaria che dovrebbe prevedere e considerare tutto questo.

Due giorni, tra l’altro festivi, non bastano a garantire la giusta prevenzione anti-covid a questa categorie di cittadini che, rappresentati da associazioni di disabili, gravi ammalati, sofferenti e non deambulanti, da mesi chiedono ai governanti nazionali e locali di poter essere inseriti nelle categorie più a rischio e quindi urgenti dopo sanitari, over 80 e docenti perché giustamente preoccupati fortemente della salute dei loro assistiti che curano spesso senza l’aiuto di istituzioni e che da loro dipendono 24 ore su 24. Persone il cui timore attuale più grande è di ammalarsi di covid o di dover essere inconsapevoli e involontari possibili contagianti a chi è già grave sofferente per altre patologie. Come ha dichiarato in un video dell’Ansa qualche giorno fa Stefano Belisari, il cantante, compositore e attore teatrale più noto al pubblico con il nome di Elio e padre di un bambino autistico, insieme con altri due padri nella stessa situazione.

Non ci sorprende che l’afflusso sia stato alto, c’era da aspettarselo. Perché queste persone sono fragili esattamente come i loro cari di cui si occupano. I disagi si sono avuti perché non sono state previste prenotazioni e ci chiediamo per quale motivo. E’ inoltre inaccettabile e inammissibile che nessuno si sia preoccupato di mettere anche poche sedie all’esterno quanto meno per gli anziani (e ci hanno riferito che non erano pochi), bastava prenderle dalle due sale di attese all’interno.

«Mia mamma non ha voluto sentire ragione. Nonostante apparisse stanca di attendere è stata caparbia. Ha voluto attendere e restare sino alla fine, anche in piedi. Ogni tanto si appoggiava ad un muro. Posso capirla – continua il racconto la donna da noi ascoltata – Mia madre sa quanto sia importante vaccinarsi per il bene di mio padre. E’ lei che si prende cura del marito e sa che se si dovesse ammalare di covid, mio padre resterebbe solo. E non può permetterselo. Non possono permetterselo tutte queste persone in fila con noi. Pensi – aggiunge – che mio padre era in attesa di ricevere il vaccino a domicilio ma quando abbiamo capito che i tempi sarebbero stati troppo lunghi e rischiosi per lui e la sua salute, abbiamo dovuto, tra non facili situazioni, organizzarci per portarlo noi in un centro vaccinazioni. Lo abbiamo fatto per stare più tranquilli».

Insomma ci sembra, molto tristemente, che la categoria dei “più fragili” sia stata ancora una volta trattata come la categoria “degli ultimi”, quelli di cui non importa a nessuno. Quelli che se vogliono possono avere qualcosa, che è nel loro diritto, e gli viene riconosciuta “ma solo quando lo diciamo noi e nei modi in cui noi lo desideriamo”. Questa Categoria di Cittadini, si con le “C” due volte maiuscola, ha dimostrato non solo la volontà di contribuire a sconfiggere un virus che ha tolto la “normalità” a chi non se lo merita perché più impegnato a lamentarsi per questioni inutili, ma di avere un grande senso di civiltà verso chi continua a non rispettarli e di dimostrare sempre e comunque grande dignità. Se da una parte ci sono sembrati rassegnati, forse perché abituati a dover attendere tempi lunghi per il riconoscimento di altri diritti da parte delle istituzioni, dall’altra ci hanno meravigliato in maniera davvero lodevole per la compostezza nell’attendere ore pur di sottoporsi all’agognata dose di vaccino.

«Abbiamo atteso oltre tre ore prima che mia madre fosse sottoposta alla prima dose – conclude la cittadina – Quando siamo uscite dall’Hub, intorno a mezzogiorno all’interno c’erano ancora decine di persone in attesa. La fila all’esterno, sul lungomare, non c’era più, segno che molti o hanno rinunciato o sono stati invitati ad andar via perché le dosi bastavano solo per coloro che erano arrivati prima. Ora mi auguro con tutto il cuore di non vivere tutto questo anche a giugno quando mia madre dovrà sottoporsi alla seconda dose». E noi ci auguriamo che tutto questo serva da lezione e non si ripeta mai più per nessuno.

Anna Caiati

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