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L’Università di Bari organizza un seminario su: “Oltre il Mediterraneo. L’Italia e l’arco della crisi”

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Domani alle 15.30 si terrà il primo incontro del ciclo di seminari “Oltre il Mediterraneo. L’Italia e l’arco della crisi dal Nord Africa al Subcontinente indiano tra passato e presente”organizzato dal dipartimento di Scienze politiche dell’Università di Bari “Aldo Moro”, in collaborazione con il centro di ricerca e documentazione “Luigi Einaudi”, l’Università di Torino, la Fondazione Gramsci di Puglia, Ipsaic istituto pugliese storia

Programma completo

Zoom webinar – dal 7 aprile al 27 maggio 2021, h: 15.30-18

7 aprile 2021  La Repubblica Islamica dell’Iran tra rivoluzione e conservazione https://us02web.zoom.us/j/8516991

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22 aprile India-Pakistan: la frattura irrisolta del continente asiatico

29 aprile Il fascismo italiano e il nazionalismo radicale indiano: l’influenza ideologica sulla destra al potere in India     

6 maggio Libia senza pace   

20 maggio      Italia e Medio Oriente  

27 maggio      La Puglia arca di pace: Don Tonino Bello e il problema della convivenza tra i popoli nel Mediterraneo   

L’interazione fra l’Italia e i Paesi dell’Africa mediterranea, dell’Asia occidentale e meridionale è al centro di questo ciclo di seminari, che si propone, mediante la discussione di alcuni volumi di recente pubblicazione, di analizzare l’evoluzione del ruolo politico e diplomatico del governo di Roma in queste regioni nel corso del XX secolo, tentando di delineare riflessi, traiettorie e cesure di questa storia sulla situazione attuale.

L’Italia, per la sua posizione geografica, ha dovuto sempre fare i conti con ciò che avviene “oltre il Mediterraneo”, in alcuni periodi considerato Mare Nostrum italiano. L’Italia fascista aveva vagheggiato l’idea di costituire un nuovo Impero romano e, soprattutto dopo l’entrata in guerra a fianco di Hitler, aveva sognato di conquistare un’egemonia marittima incontrastata nel Mediterraneo, nonché le posizioni coloniali sin lì detenute da Francia e Gran Bretagna in buona parte d’Africa e in Asia occidentale.

Ma dai sogni imperiali l’Italia naufragò inesorabilmente verso la dura realtà della sconfitta bellica, che provocò un ridimensionamento esponenziale della propria potenza, in un mondo oramai dominato da Stati Uniti e Unione Sovietica e dalla guerra fredda, col suo sistema bipolare di blocchi politico-ideologico-militari contrapposti.

La nuova Italia, democratica e repubblicana, atlantica ed europeista, ma con varie fragilità politiche interne ed un forte partito comunista, dovette reinventarsi un ruolo per riemergere nel suo settore d’oltremare più prossimo, in un contesto internazionale ben presto dominato anche dal declino inesorabile del colonialismo europeo. Abbandonata ogni pretesa di conservare ancora qualche forma di presenza coloniale in Africa, e mantenendo qualche prudenza nei confronti dei propri alleati europei desiderosi di mantenere i propri imperi, Roma riprese a sviluppare una rinnovata proiezione in tutta l’area mediterranea ed asiatica, sfruttando l’avvio della cosiddetta “decolonizzazione”.

Pur con qualche debolezza, i governi dell’Italia della cosiddetta “prima repubblica” seppero inserirsi con una certa autorevolezza nelle questioni e nelle criticità di queste regioni, mostrando grandi capacità di relazione con tutti i leader del mondo arabo, iraniano e indiano, anche in situazioni particolarmente complesse, passibili di pregiudicare la propria posizione al cospetto dei principali alleati del Patto atlantico. Questa capacità di svolgere un ruolo di vicinanza e comprensione delle istanze dei Paesi asiatici e africani, con una spiccata propensione alla transattività e alla mediazione, valse all’Italia anche un certo prestigio, con importanti ritorni in termini di influenza e di benefici economici.

Bisognerà dunque chiedersi, alla luce dei contenuti dei volumi che di volta in volta saranno presentati e con l’ausilio di docenti, autori ed esperti, qual è lo “stato dell’arte” della politica estera italiana in quella che oggi è l’area più instabile sullo scacchiere mondiale, a tutt’oggi configurabile come un vero e proprio “arco di crisi”, e cosa resta del lavoro che ha contraddistinto i principali protagonisti dell’Italia della prima repubblica.

Senza sovrastimare l’effettivo peso dell’Italia di ieri, né la possibilità che esistano le condizioni per contare di più oggi (tanto meno senza l’ausilio di un’Europa effettivamente integrata e coordinata) ci si chiederà se ricorra un qualche parallelismo fra il declino politico e culturale dell’Italia degli ultimi decenni e l’aggravamento della situazione dell’«oltre Mediterraneo». E se non vi sia bisogno forse che sorga, non clamantis in deserto, una qualche voce italiana sulle gravose sfide del XXI secolo che abbia quantomeno l’autorevolezza e la credibilità per essere ascoltati.

I seminari sono promossi dagli insegnamenti di Storia sociale contemporanea e di Storia dei paesi del Mediterraneo del dipartimento di Scienze politiche. La partecipazione ai seminari consente il conseguimento dei cfu nella misura stabilita dal regolamento del proprio corso di laurea.

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