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Ma che vogliono questi ristoratori?

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Nel commentare il recente “assalto” a Montecitorio un mio giovane amico rilevava che alla fine i ristoratori contano ben poco: forse siamo sotto il 2% del Pil, indotto incluso! Ampiamente trascurabili.
Un brivido di terrore ho sentito scorrere nelle mie vene perché quel 2 assomiglia sinistramente allo stesso 2 che era la quota del mercato dei mutui che era detenuto dai famigerati subprime americani nel 2007. Quella quota modestissima riuscì a minare le fondamenta della finanza mondiale che non solo non si è più ripresa, ma che ha dovuto ripararsi sotto le sottane delle Banche Centrali per rimediare danari freschi di stampa (quelli veri erano tutti svaniti) per salvarsi. Oggi, la protesta dei ristoratori, chiedendo di riaprire, ha dato voce anche nei Palazzi a quella fetta della popolazione che non è rappresentata e che non è minoritaria e che lamenta il malfunzionamento praticamente di tutte le parti delle nostre Istituzioni. Dal malfunzionamento del CSM, alle banche che si concentrano per meglio sfruttare i clienti, alla burocrazia, al fisco, ai rapporti con gli altri partner, all’iper bolletta elettrica, alla benzina tornata a livelli elevatissimi… e ancora tante altre componenti di cui tutti i cittadini sono scontenti e nessuno di essi si sente degnamente rappresentato. Quindi se la paglia è molto secca una scintilla (ben rappresentata dai mutuatari subprime o dai ristoratori) può produrre un disastro mille volte più grande; anche fuori dai nostri confini.
Quindi bene ha fatto il nostro Premier a ritornare precipitosamente dalla Libia; ma è credibile che anche lui sia convinto che i ristoratori alla fine contano ben poco proprio perché i numeri dicono questo.. quindi ri-prometterà ristori, un po’ più lauti dei precedenti, e un po’ più pronti di prima; e nient’altro.
Ma quanto contano queste piccole imprese che sono state costrette alla chiusura? Esse pagano le tasse e contributi proprie e quelle dei propri dipendenti, pagano le tasse dei consumatori che si beneficiano dei loro servigi, pagano le tasse delle imprese che gli vendono le loro produzioni cominciando dall’energia e dalle banche, per questa via pagano gli stipendi, le tasse e i contributi dei dipendenti di questi loro fornitori, la somma di tutte queste tasse permette allo stato di pagare gli stipendi dei dipendenti pubblici e le loro tasse (che i dipendenti pubblici non potrebbero pagare se nessuno le finanziasse), cioè sono degli indefessi pagatori di tasse e contributi di ogni genere e che oggi sono sul punto di divenire incassatori di prebende pubbliche e quindi passare dal lato dei percettori di danari rivenienti dal contribuente. In questo senso non conviene loro accettare i ristori perché questi ultimi altro non sono che debiti che saranno sempre loro ad essere chiamati a pagare. Quindi contano molto ma molto più di quanto i numeri esprimono e sarebbe molto meglio non toccare lo statu quo.
Il precedente Presidente era avvocato e quindi un qualche svarione economico poteva essere spiegato, ma il nuovo Presidente viene presentato come il non plus ultra in economia; anche questa è una grande somiglianza con gli onnipotenti finanzieri travolti dai subprime americani.
E una storia che si ripete. Presto sapremo se è così oppure no, ma se è così il disastro è appena iniziato.  

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