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AstraZeneca, Tafuri (UniBa): «Abuso principio precauzione. Per il vaccino parlano dati solidissimi»

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Prima era solo per i giovani, adesso è solo per gli anziani. Prima uno stop cautelativo, poi il parere dell’Ema e il ritorno in circolazione. Nel mezzo tanti dubbi e un disastro comunicativo senza eguali. Continua il caos attorno al vaccino anti-Covid prodotto da AstraZeneca; un disordine più mediatico che scientifico. I dati, infatti, parlano a favore del siero anglo-svedese: nella sola Gran Bretagna, i rari casi di trombosi cerebrali e addominali (una settantina, su circa 20 milioni di vaccinati) non sono neanche lontanamente paragonabili ai benefici che la vaccinazione di massa sta avendo sugli esiti della pandemia nell’isola di Albione.

Eppure dubbi e chiacchiericcio permangono: l’Ema ha stabilito un possibile nesso di causa fra il vaccino AstraZeneca e questi rari eventi tromboembolici, e la confusione è tornata sovrana. In Italia il siero di Oxford è raccomandato agli over60, in Spagna sarà obbligatoriamente usato sugli over60, in Belgio sugli over56, in Francia sugli over55. Insomma, ognuno fa come vuole.

Abbiamo provato a fare chiarezza parlandone con il professor Silvio Tafuri, docente di Igiene all’Università di Bari e responsabile della “control room” Covid del Policlinico di Bari.

AstraZeneca: pasticcio comunicativo o rischi reali? Gli over 60 sono davvero più esposti a eventi avversi?

“Sull’argomento ci sono i solidissimi dati britannici, che evidenziano l’insussistenza di tutte queste preclusioni al vaccino. Prendiamo con molta più tranquillità farmaci che sono molto più pericolosi in termini rischio di eventi avversi rispetto al vaccino AstraZeneca”.

Chi ha ricevuto la prima dose di AstraZeneca riceverà anche la seconda?

“Certamente. Non si può fare altrimenti”.

Perché gli stessi dubbi non hanno riguardato Pfizer e Moderna?

“AstraZeneca è stato somministrato, fin dall’inizio, a una popolazione più giovane; di solito gli eventi avversi quando incorrono in soggetti più giovani sono maggiormente “attenzionati”. Da un punto di vista dell’allestimento, il siero AstraZeneca è assolutamente simile a Sputnik o a Johnson&Johnson. È evidente che ci sia un fenomeno comunicativo dietro, più che dati scientificamente solidi. Dall’altro lato, è chiaro che si continui a utilizzare questo principio di precauzione come strumento di tipo vessatorio ogni volta che si parla di vaccini. Le precauzioni dovrebbero essere prese non contro i vaccini, bensì contro la malattia”.

Da Johnson&Johnson cosa dobbiamo aspettarci?

“Un vaccino sicuro, come emerge dai dati pre-registrativi, e discretamente efficace, utile a contenere la diffusione della malattia”.

Sul caso AstraZeneca i paesi comunitari, ancora una volta, procedono in ordine sparso. Strategia che crea ancora più confusione?

“Dipende dal numero di dosi che ogni paese aveva ordinato. In Germania, con Biontech in casa, anche venendo meno una fornitura di AstraZeneca non risulta compromessa la campagna vaccinale; i tedeschi possono mediare facilmente con Biontech per nuove dosi. Per noi italiani, se viene meno AstraZeneca in termini di possibilità di utilizzo diventa un vero problema per il prosieguo della campagna vaccinale”.

Il commissario Figliuolo ribadisce l’obiettivo 500mila vaccinazioni al giorno in Italia entro fine aprile. Le nuove disposizioni su AstraZeneca e i ritardi di Pfizer e Moderna non rischiano, però, di rallentare la campagna?

“Al netto della disponibilità di vaccini, il problema resta la volontà della gente di vaccinarsi dopo tutti questi cortocircuiti comunicativi. Nelle prossime settimane dovremmo vaccinare, da calendario, principalmente soggetti fra 60 e 80 anni, avendo vaccinato una parte importante degli 80enni. In base a quanto scrive il Ministero, su questi soggetti si può usare AstraZeneca. Il vaccino c’è, le persone da vaccinare ci sono: resta da capire se si vorranno vaccinare, dopo che AstraZeneca all’inizio è stato raccomandato fino ai 55 anni, poi fino ai 65 anni, poi fino agli 80 anni. Nelle ultime ore le persone si sono sentite dire che va bene a partire dai 60 anni. Il caos comunicativo è nato da un vero e proprio abuso del principio di precauzione”.

La Gran Bretagna ha optato per la prima dose a tappeto, e gli effetti benefici si vedono. Johnson ha vinto la scommessa?

“Sì, lo dicono i dati. La scommessa è stata vinta”.

In circolazione ci sono anche il vaccino russo Sputnik e il vaccino cinese di Sinovac. Anche il cubano Soberana pare promettere bene. Pensa che i paesi occidentali possano introdurre questi sieri nei loro programmi vaccinali?

“Sull’argomento ho una preclusione metodologica, non tanto per il vaccino in sé quanto per le norme di sperimentazione clinica. Quelle di Aifa sono stringenti e stringate; non so se i vaccini sviluppati in contesti diversi da Europa e Nord America possano rispondere alle medesime norme sulla sperimentazione clinica”.

Il governo Draghi ha introdotto l’obbligo vaccinale per il personale sanitario. Scelta giusta? Scelta tardiva?

“È una sconfitta di sistema; se si arriva a obbligare una cosa così ovvia significa che si è fallito nella formazione di almeno una parte di operatori sanitari, quella che non ne aveva capito l’importanza. La scelta, a ogni modo, è legittima: per lavorare in ospedale è necessario che non si metta a rischio la salute di nessuno. L’attuale situazione sul Covid, comunque, è figlia di un diffuso atteggiamento di tolleranza rispetto alla disaffezione degli operatori sanitari alle vaccinazioni in genere. Se adesso ci troviamo con questo problema è perché in Italia per anni abbiamo tollerato il fatto che l’operatore sanitario si potesse non vaccinare per l’influenza, che nei reparti di oncoematologia potessero lavorare persone suscettibili di morbillo e così via. Adesso ci troviamo con il 5-10% di operatori sanitari che non vogliono fare la vaccinazione anti-Covid. Bisognava intervenire prima; di tempo ce n’è stato. Lo stesso tempo in cui ci è stato detto di rispettare la libertà dei colleghi di lavorare in un reparto a elevato rischio e di contagiare i pazienti. L’obbligo vaccinale doveva arrivare prima; ci saremmo trovati con il lavoro già fatto”.

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