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Hub vaccinale in Fiera nel caos per due ore mentre protestano i medici delle Usca

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Ore in piedi e in coda in attesa ricevere il vaccino anti covid. È quanto accaduto fuori l’Hub vaccinale della Fiera del Levante, dove centinaia di persone si sono ritrovate in fila in attesa di ricevere la propria dose di vaccino. Tra loro, anche tanti ultraottantenni e persone disabili. Tutto per un errore nella convocazione fissata per tutti alle ore 9. E così, fuori dall’Hub fieristico, si sono ritrovati coloro che erano in attesa della seconda dose, ma anche ultraottantenni accompagnati da parenti (inizialmente convinti di ricevere il vaccino a domicilio ma successivamente convocati presso l’hub in Fiera. A questi, si sono aggiunti anche i pazienti fragili e superfragili, convocati sempre alle 9,00.

Un assembramento in piena regola aggravato dalla doppia fila necessaria per verificare la prenotazione prima e poter poi accedere all’interno dell’Hub e ricevere la dose, poi. Solo agli anziani con problemi di deambulazione è stato consentito accomodarsi all’interno del centro, mentre gli altri hanno dovuto attendere pazientemente il loro turno all’esterno. I malumori non sono mancati, tanto che è stata chiamata sul posto anche la Polizia Municipale mentre le code hanno iniziato a sfoltirsi solo intorno alle ore 11.

Intanto le Usca lamentano disservizi in particolare auto poco sanificate e strumenti diagnostici inefficienti. Sono queste le condizioni in cui si ritrovano a lavorare gli operatori delle Unità Speciali di Continuità assistenziali (USCA) e rese note da Pietro Drago, segretario regionale Fimmg Puglia. “Spesso si è costretti a rimanere al domicilio dei pazienti in grave insufficienza respiratoria” dichiara Drago “in quanto non è possibile contattare la centrale del 118 e, quando possibile, non ci sono posti letto per ricoverare i pazienti in gravi condizioni”.
Secondo il segretario regionale della Fimmg da tempo i medici USCA hanno richiesto di poter lasciare le attività di supporto ai Dipartimenti di Igiene per tornare ad occuparsi in maniera esclusiva delle visite domiciliari, senza però ottenere alcuna risposta.
“I medici delle Usca, sin dalla loro istituzione, si sono impegnati per garantire il loro supporto nonostante le carenze del sistema, nonostante l’indisponibilità di posti letto nei vari ospedali nonostante la mancanza di strumenti diagnostici adeguati, nonostante l’impossibilità di coordinamento reale sul territorio con il settore dell’emergenza urgenza conclude Drago in una nota

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