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Il Coronavirus e la macchina del tempo (un racconto)

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Erano le dieci di sera, ed Enrick tornava a casa dopo il suo turno di lavoro; si sedette sul sedile del treno vuoto, tirò fuori dal suo zaino il suo sandwich sintetico e lo divorò di gusto.

Si era appena appisolato, quando sentì il suo comunicatore squillare; era il suo segretario, Andrew, che lo avvisava di un ritardo sulla linea nove del treno sottovuoto, servizio offerto dalla compagnia per cui lavorava, la Proteon Research. Era una compagnia che lavora sulla creazione di virus ex novo, partendo da virus esistenti e modificando il loro genoma.

Enrick era un virologo e stava lavorando al ceppo tre di una vecchia pandemia, il COVID-19, che aveva terrorizzato il mondo centottant’anni prima.

Era assorto fra i suoi pensieri, una voce meccanica annunciò che il guasto era stato riparato: fra tre minuti sarebbero stati in stazione.

Come previsto, tre minuti dopo Enrick era sulla scala mobile e respirava a pieni polmoni la gelida aria notturna; vide la sua auto avanzare verso di lui, fermarsi, aprire lo sportello e accoglierlo al sedile del passeggero.

Era pensieroso: quella notte avrebbe dovuto introdursi nei laboratori Proteon Research e trafugare il virus sul quale stava lavorando per venderlo ad un gruppo terroristico.

Era tutto pianificato nei dettagli: aveva eliminato la targa dalla sua auto e aveva hackerato il sistema di videocamere del laboratorio.

Era la notte del colpo e tutto doveva andare liscio; si mise in macchina e si fermò di fronte alla stazione merci che riforniva la zona di ricerca. Essa si trovava in stabilimenti fuori dalla cupola protettiva, perciò quella stazione era il punto di accesso allo stabilimento meno sorvegliato.

Dovette scavalcare il muro, entrare nel treno nove e farlo partire, quindi lo spense, indossò la tuta di protezione ed entrò nello stabilimento vero e proprio.

Nel laboratorio c’era un silenzio tombale e le ombre delle macchine erano spettri sul pavimento. Un droide della sicurezza avanzava verso di lui, ma Enrick non lo aveva notato, perciò estrasse dai refrigeratori la provetta col virus, quando sentì un pugno sullo stomaco, e una voce lontanissima quasi incomprensibile.

Improvvisamente si accorse di avere un buco nella tuta, e che la provetta col virus si era rotta nelle sue mani…

L’ambiente era contaminato, perciò la porta esterna si era chiusa automaticamente, il robot si era spento e l’aria veniva risucchiata dalle ventole; a Enrick venne un’idea: aprì lo sportello di una macchina e tiro fuori dell’azoto liquido, che versò sulla porta, con un calcio sbloccò la serratura congelata e si tuffò nel camerino d’accesso; si era quasi salvato, quando, per un dardo lanciato da un drone della sicurezza, svenne.

Quando si risvegliò, vide attorno a sé le guardie morenti, mentre lui era stranamente sporco di sangue…

Si ricordò che il coronavirus era un’influenza, ma che in laboratorio l’avevano modificato per attaccare il cervello, spingendo gli infetti ad avere istinti aggressivi, e alla fine gli ammalati avrebbero… BOOM.

Una guardia, con sguardo folle, guardò il corpo dello scienziato e fuggì.

Un mese dopo, ad una riunione speciale del consiglio di Marte Prime, i ministri stavano decidendo di criogenizzare gli abitanti della città per un mese, per evitare la diffusione del nuovo virus, battezzato “eruzione”.

La decisione fu ufficiale: tutti gli abitanti si sarebbero dovuti recare alle capsule criogeniche, ed entrarvi; dopo un mese sarebbero stati rianimati i sani, e si sarebbe ricercata la cura per gli ammalati.

Il 31 gennaio 2200, tutti gli abitanti di Marte Prime erano criogenizzati, quando nel laboratorio di criogenizzazione un uomo, entrò, sfuggendo alle sentinelle.

Era palesemente ammalato, aveva gli occhi fuori dalle orbite e aveva in mano una pistola; si avvicinò al serbatoio dell’azoto liquido, vi piazzo degli esplosivi da demolizioni, premette il detonatore e si sedette. La morte lo colse prima che potesse accorgersi di aver sbagliato tasto.

L’umanità era salva, per puro caso.

Francesco Cioffi, 3^B scuola secondaria I grado, IC “Japigia 1 – Verga”

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