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La vita degli studenti con il covid

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Dal 5 marzo del 2020 le classi delle scuole sono rimaste vuote, senza vita. Questo nemico invisibile ma letale ha distrutto i diritti di ogni persona. Dai primi giorni di marzo del 2020 tutta l’Italia era deserta, le strade e le piazze, anche le più famose, erano vuote. C’erano solamente le forze dell’ordine che controllavano che non ci fosse nessuno in giro. Per poter uscire di casa dovevi portare con te un foglio, autocertificazione, dove specificare che l’uscita era necessaria per comprare beni di prima necessità come alimenti, farmaci ecc.

Le famiglie italiane sono rimaste chiuse in casa non senza difficoltà. Tutti gli studenti, di ogni ordine e grado, sono stati barricati in casa e per poter frequentare le lezioni hanno dovuto utilizzare un’applicazione per videochiamate su tablet, computer e telefoni. La scuola, arrivata la seconda ondata della pandemia, ha deciso di distribuire computer e modem per il Wi-Fi a tutti coloro che non potevano permetterseli. Inizialmente docenti e discenti hanno incontrato diverse difficoltà nell’adattarsi alla nuova metodologia di studio, mentre adesso hanno imparato a conviverci.

Proteste da parte degli studenti.

Molti studenti, soprattutto delle medie e delle superiori, sono scesi in piazza con cartelloni e striscioni per farsi sentire. Vogliono che il loro diritto all’istruzione sia rispettato; vogliono che il governo abbia come priorità le generazioni che in futuro popoleranno la nostra nazione. Ancora gli studenti non sono tornati a studiare in presenza e a occupare e dare vita alle aule degli edifici scolastici.  Tra polemiche di genitori, studenti e persone esterne tutti gli alunni si trovano a studiare e ascoltare le lezioni dietro un monitor. Da gennaio ’21 sono iniziate le vaccinazioni per gli ultra ottantenni, operatori sanitari e personale scolastico. Anche se i vaccini sono stati fatti non ci sono più cortili pieni di ragazzi a chiacchierare mentre aspettano la campanella dell’entrata.             

Una cosa che sta facendo arrabbiare ancora di più genitori, studenti ed insegnanti è che il loro lavoro viene minimizzato. Il governo aveva infatti detto che gli studenti non stavano studiando e imparando, ma in realtà scolari e docenti si stanno impegnando moltissimo cercando di adattarsi a decreti, imposizioni e nuove modalità di apprendimento. Genitori e ragazzi non hanno ancora capito la distinzione tra DDI, DID, DAD ecc. ma continuano a fare del loro meglio per garantire un futuro certo alle nuove generazioni.

Ilenia Pia Marino, 1^E scuola secondaria di I grado, IC “Japigia 1 – Verga”

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