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Lettera ai tempi del Covid

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Cara mamma,

Vorrei che tu sapessi che per quanto io abbia un carattere molto freddo, in questi giorni (ormai non so più quanti) non faccio altro che pensarti.

Certo, penso anche a papà che lavora al 118 ma lui sta reagendo diversamente da te.

Ti vedo prima di andare al lavoro che già hai gli occhi lucidi, che prepari il “kit di sopravvivenza “e quando torni a casa, sento chiedere alle tue colleghe: «Come sta la “persona” in terapia intensiva?»

 Ti sento parlare al telefono mentre ti sfoghi con le tue amiche che questo periodo ci deve far riflettere e dobbiamo ritrovare noi stessi ed i valori della vita.

Come mi sento io? Questo me lo chiedi sempre ed io ti rispondo che sto bene anche se non è proprio così.

Io, in realtà penso solo a voi, a te specialmente.

Vorrei solo non vederti più piangere.

Ti rendi conto che tutta l’Italia dice che siete degli “Eroi”?

Vado molto orgogliosa di voi per quello che fate, per come lottate e per come avete resistito per tutto questo tempo nonostante siate consapevoli che mettete a rischio la vostra vita tutti i giorni per il nostro paese; se due anni fa qualcuno mi avesse detto che ci sarebbe stata una pandemia gli sarei scoppiata a ridere in faccia, ma mi rendo conto che purtroppo tutto questo sta accadendo realmente e se per salvare delle vite innocenti dovrei stare a casa, lo farò, anche se dovesse continuare così per tanto altro tempo.

Ritornando a come sto, cosa dovrei dire? Le mie giornate sono quasi tutte monotone: mi alzo, faccio lezione, studio e poi vado a letto per poi ricominciare tutto da capo; non lo avrei mai detto ma mi manca alzarmi presto, andare a scuola, abbracciare come facevo una volta i miei amici e ridere alle loro stupide battute, scherzare con i prof e fare lezione normalmente per poi uscire nel pomeriggio.

Ma se devo sacrificarmi ancora per molto tempo, lo farò, perché ho capito che quello che sta succedendo è qualcosa di più grande di tutti noi.

La mattina mi sveglio e dico al Signore: “Stammi vicino, non abbandonare i miei genitori, chi come loro aiutano gli altri e tutti coloro che stanno soffrendo”.

Mi vengono in mente, alcuni ricordi che mi fanno sciogliere il cuore …  quando vedevo gente in giro, ragazzini della mia età e io con loro che vivevamo pienamente il periodo dell’adolescenza e facevamo le nostre esperienze, oppure coppie di fidanzati che si baciavano o prendevano un gelato insieme o anche anziani che facevano passeggiate a braccetto.

Tutto questo, oramai, non si può più fare mi limito soltanto a vedere dalla finestra di casa mia il parco di fronte ed è triste vederlo vuoto senza bambini che ci giocano.

A volte vedo gente uscire in gruppetti senza mascherina e senza rispettare tutte le norme di sicurezza come se tutta questa situazione non esistesse, certamente non metto in dubbio il fatto che anche io vorrei farlo, ma non capiscono la gravità di questo contesto storico che stiamo vivendo e pensano che tutti questi cosiddetti “decreti” non servano a niente, anzi addirittura pensano che li fanno solo perché li vogliono vedere soffrire; in realtà è tutto il contrario lo fanno solo per il loro bene, ma molti a questo non ci arrivano ed è questa la cosa che mi fa più rabbia, mi verrebbe da urlare.

So che un giorno i parchi riapriranno, parleremo senza mascherine e torneremo ad abbracciarci come una volta.

Vorrei che tutto questo fosse solo un incubo, ci spero ancora e se è così per favore fatemi svegliare al più presto.

Mamma, papà voi siete la mia forza e io la vostra!

Dobbiamo avere pazienza un futuro migliore ci aspetta!

Ilaria Pesciolino, 3^F scuola secondaria di I grado, IC “Japigia 1 – Verga”

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