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III Domenica di Pasqua

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Dal Vangelo secondo Luca (24,32)
Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno.

In quel tempo, [i due discepoli che erano ritornati da Èmmaus] narravano [agli Undici e a quelli che erano con loro] ciò che era accaduto lungo la via e come avevano riconosciuto [Gesù] nello spezzare il pane. Mentre essi parlavano di queste cose, Gesù in persona stette in mezzo a loro e disse: «Pace a voi!». Sconvolti e pieni di paura, credevano di vedere un fantasma. Ma egli disse loro: «Perché siete turbati, e perché sorgono dubbi nel vostro cuore? Guardate le mie mani e i miei piedi: sono proprio io! Toccatemi e guardate; un fantasma non ha carne e ossa, come vedete che io ho». Dicendo questo, mostrò loro le mani e i piedi. Ma poiché per la gioia non credevano ancora ed erano pieni di stupore, disse: «Avete qui qualche cosa da mangiare?». Gli offrirono una porzione di pesce arrostito; egli lo prese e lo mangiò davanti a loro. Poi disse: «Sono queste le parole che io vi dissi quando ero ancora con voi: bisogna che si compiano tutte le cose scritte su di me nella legge di Mosè, nei Profeti e nei Salmi». Allora aprì loro la mente per comprendere le Scritture e disse loro: «Così sta scritto: il Cristo patirà e risorgerà dai morti il terzo giorno, e nel suo nome saranno predicati a tutti i popoli la conversione e il perdono dei peccati, cominciando da Gerusalemme. Di questo voi siete testimoni».

L’invito alla conversione “convertitevi perché il Regno dei cieli è vicino” di Giovanni Battista, ha accompagnato il tempo di Quaresima. Adesso, dopo la risurrezione di Gesù, è Pietro ad invitarci alla conversione. “Convertitevi dunque e cambiate vita” è l’invito che l’apostolo ci rivolge attraverso la prima lettura di questa domenica, tratta dagli Atti degli Apostoli. Cos’è cambiato dall’invito del Battista, all’invito di Pietro? Abbiamo vissuto la vittoria della luce sulle tenebre, attraverso la morte in croce e la risurrezione di Cristo. È iniziato quindi un tempo nuovo, caratterizzato da un modo nuovo di Gesù di risanare il mondo grazie alla forza della risurrezione e al dono dello Spirito Santo. Un tempo nuovo durante il quale Gesù si rende continuamente presente nell’Eucarestia, invitandoci a predicare a tutti i popoli la conversione e il perdono. È questo l’invito che oggi Gesù rivolge a noi attraverso l’evangelista Luca.

Ma dobbiamo fare attenzione a non strumentalizzare l’invito del Maestro, scadendo in forme di fanatismo religioso. L’annuncio che ci viene richiesto di portare a tutti i popoli, lontani inclusi, deve avvenire attraverso la nostra testimonianza di vita cristiana profondamente trasformata e resa luminosa dall’ascolto dei Suoi comandamenti, della Sua Parola. Parola che questa domenica, attraverso la narrazione dell’agire di Gesù dopo la resurrezione, ci trasmette anche il modo in cui dobbiamo portare nel mondo la gioia del Risorto. Gesù appare nuovamente ai due discepoli di ritorno da Emmaus, agli undici e a quelli che erano con loro donandogli la sua pace. Gli apostoli vengono colti dalla paura, per comprendere le scritture hanno bisogno di vedere, di toccare Gesù. Durante questo evento straordinario, Gesù gli chiede se hanno qualcosa da mangiare! Egli si rende presente in modo umile, in modo feriale direbbe il Servo di Dio don Tonino Bello. Non si rende presente a tutti dopo la resurrezione ma a pochi, chiedendo da mangiare: ci indica così la modalità attraverso la quale siamo chiamati a predicare conversione e perdono al mondo: la via dell’umiltà e della condivisione.

È l’umiltà che parla di Dio, che fa innamorare di Dio, non il fanatismo, gli annunci gridati, e la spettacolarizzazione di quanto il Signore ha compiuto nelle nostre vite! I primi cristiani stupivano e avvicinavano i lontani a Dio attraverso la comunione fraterna. Anche noi dovremmo stupire allo stesso modo i lontani, guidati dalla sua presenza umile e silenziosa nell’Eucarestia. Essere testimoni del Risorto significa condurre una vita semplice, senza traccia di orgoglio. Solo così la nostra vita potrà profumare di Cristo. È questa la testimonianza che Gesù ci chiede oggi, come ieri agli apostoli.

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