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Un virus che ha infettato le nostre vite

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È strano pensare che tutti noi in questo momento stiamo vivendo un periodo storico che verrà ricordato nei prossimi secoli… Ma chi di noi si sarebbe potuto immaginare una situazione del genere? Sicuramente ci sarebbe sembrato un racconto di fantascienza… E invece, da una settimana all’altra, ci siamo ritrovati così, costretti a restare in casa, a non andare a scuola o al lavoro, a non vedere i nostri amici, costretti a fare sport da casa, a studiare attraverso un computer, a chiamare i nonni anziché andare a pranzo da loro.

Nessuno se lo sarebbe aspettato… Tutto questo per evitare il diffondersi di un virus altamente contagioso, il Coronavirus, una malattia respiratoria, apparentemente simile all’influenza, ma molto più grave perché finora, solo in Italia, ha già costretto migliaia di persone in terapia intensiva e ha ucciso 100.000 persone. Tutti noi sappiamo quindi quanto sia importante rimanere a casa, limitare i contatti con persone estranee e, soprattutto, rispettare le misure di sicurezza stabilite dal sistema sanitario nazionale, indossando quindi mascherine e guanti nel caso in cui dovessimo uscire.

Ormai sono più di sei mesi che noi studenti non andiamo a scuola e che non incontriamo i nostri compagni. È una sensazione strana, quella di non avere certezze, di non sapere cosa succederà tra un mese o l’anno prossimo, non sapere se torneremo a scuola a settembre e se lo faremo stando tutti distanti, con mascherine e disinfettanti o se continueremo con la didattica a distanza anche nel prossimo anno scolastico. Naturalmente non avere contatti sociali è triste, deprimente, ma abbiamo una grande fortuna: Internet. Proprio per questo grazie a internet e alla tecnologia la scuola è potuta andare avanti e con la “DAD” didattica a distanza non si è mai fermata.  

Questo modo di fare didattica ha i suoi pro, ma ci sono anche dei contro. Tra i punti favorevoli ci sono ovviamente l’andare avanti con le lezioni, ma crea però anche qualche problema la lenta connessione ad Internet, non poterci incontrare in classe per condividere pensieri e modi di essere e il numero di ore che dobbiamo passare seduti davanti a uno schermo, in alcuni casi sono davvero troppe, anche perché bisogna tener conto sia delle ore di lezione della mattina sia delle ore pomeridiane di compiti.

Io personalmente mi trovo abbastanza bene con questo modo di studiare, per fortuna a casa abbiamo una buona connessione e due computer, così sia io sia mio fratello non dobbiamo usare il cellulare.

L’unico punto negativo sono appunto le troppe ore che passo seduto davanti al monitor: è stancante per gli occhi, per la schiena e anche per la mente. Spero di ritornare al più presto alla normalità e di tornare in classe con tutti i miei compagni e insegnanti.

Alessandro Renna, 1^E scuola second. I grado, IC “Japigia 1 – Verga”

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