Bariseranews.it – Oltre la notizia

EMPORIOAMATO_ECOMMERCE_MANCHETTE
zona franca
migorusperfast
PUGLIASERA
LUNGAVITA
logo Turbo Service_bianco 1024-01
BIRRA GARRABB _ nat bionda
fiera
Benn
Benn
Migro
taralloro
gran bontà
Alco
Premio Agorà – TOTEM_85x200_prova2-03
banner-pelati-migro-largo
banner-barisera-3
banner-SAN-NICHOLAUS-vini
banner-SAN-NICHOLAUS-e1599142133882
Banner_qui_conviene

Un suicidio, una storia, una lezione

603 Visite

Sconvolta dalla perquisizione avvenuta presso la sua abitazione al centro di Roma nonché presso l’ufficio al ministero dell’Istruzione ove ha svolto la sua carriera per ben venti anni G.B., alta dirigente, dopo un incontro avvenuto con il suo legale di fiducia, si è lanciata dal secondo piano, tentando il suicidio, in quanto accusata del delitto di “corruzione”.

Stando al decreto di perquisizione G.B. avrebbe  stipulato un “pactum sceleris” con il corruttore F.B., noto psicoterapeuta.  Avrebbe, in  veste di pubblico ufficiale, ricevuto  indebitamente per l’esercizio delle sue funzioni e/o dei suoi poteri, da F.B., somme di denaro e/o utilità per sé e/o per terzi per complessivi  679 mila euro  al fine di far ottenere a quest’ultimo  appalti dal Ministero del valore di 39 mila euro ciascuno.

Un gesto, quello dell’alta dirigente che lascia tutti alquanto perplessi in quanto donna dedita non solo ad un miglioramento e accrescimento della scuola, dell’istruzione e della cultura in se ma, anche,  alla diffusione della legalità, soprattutto tra i giovani. E’ stata proprio lei a organizzare la giornata della Legalità  consistente in una nave che ogni anno porta centinaia di studenti a Palermo per commemorare Falcone e Borsellino, nonché a recarsi personalmente  in Abruzzo ed Amatrice, zone colpite dal terremoto, per assicurarsi che gli studenti potessero riprendere gli studi in totale sicurezza.

Un gesto questo che fa molto pensare, non solo da un punto di vista umano ma, soprattutto, da un punto di vista giuridico. Fermo il principio della “presunzione di non colpevolezza”, quale principio cardine sancito dall’art. 27 comma 2 della nostra Carta Costituzionale e dalle  convenzioni internazionali alle quali lo Stato italiano ha liberamente aderito, il quale dispone  che, “una persona non può ritenersi colpevole prima della pronuncia di una sentenza di condanna passata in giudicato“, ciò che ci si chiede è  come, l’alta dirigente G.B.,  sia venuta a conoscenza dell’accusa posta a suo carico, per il delitto di corruzione, accusa che l’ha portata a compiere il gesto estremo. 

Tale domanda se l’è posta anche la procura della Repubblica di Roma, che a seguito della fuga di notizie di atti di indagine, come il decreto di perquisizione, ha aperto un nuovo e secondo fascicolo sulla vicenda, attinente il reato di istigazione al suicidio, ove questa volta però G.B. riveste la qualifica di persona offesa dal reato.

In merito, preme evidenziare,  che ai fini dell’esercizio del diritto di cronaca gli organi di informazione possono pubblicare e  divulgare notizie attinenti l’accertamento e la repressione di  fatti di reato . Tuttavia, la pubblicazione,  non deve “compromettere”  il corretto svolgimento del processo e il diritto delle persone in esso coinvolte al rispetto della propria dignità e della propria riservatezza. Pertanto,  per evitare che la diffusione di notizie relative all’indagini possa incidere sulla obiettività della decisione dell’organo giudicante e ledere in modo irrimediabile la reputazione degli indagati/imputati, il codice di rito vigente prevede (artt.114, 115 e 329 c.p.p.) i casi in cui esiste un obbligo del segreto su tali atti.  Precisamente,  in via generale, gli atti di indagine compiuti dal pubblico ministero e dalla polizia giudiziaria (a iniziativa o su delega) sono segreti fino a quando l’indagato non può averne conoscenza e comunque non oltre la chiusura delle indagini preliminari (art. 329 comma 1, artt. 405 e 407 c.p.p.).

In virtù di quanto fin qui detto e richiamando l’art. 10  della Dichiarazione universale dei diritti umani del 1948, la quale sancisce -quanto disposto nel precitato art. 27 co. 2 Cost. –  che: “ogni individuo accusato di un reato è presunto innocente sino a che la sua colpevolezza non sia stata provata legalmente in un pubblico processo nel quale egli abbia avuto tutte le garanzie necessarie per la sua difesa“, mi sento di concludere affermando che :  “così come abbiamo, purtroppo, abolito la certezza della pena, non ci resta che abolire – fino a sentenza di condanna passata in giudicata-  la certezza della colpa”

banner-MSF-A
banner_barisera_aranea
banner-mode-c

Promo