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La riflessione quotidiana di Monsignor Francesco Savino

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CAFFÈ SPIRITUALE
MERCOLEDÌ, 28 APRILE 2021
MERCOLEDÌ DELLA IV SETTIMANA DI PASQUA
====☕️====

            —–•••—–

«Ti loderò, Signore, tra le genti,
e annuncerò il tuo nome ai miei fratelli. Alleluia.» (Cfr. Sal 17,50; 21,23)

✠ Nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Amen.

VANGELO
Io sono venuto nel mondo come luce.
✠ Dal Vangelo secondo Giovanni
(Gv 12, 44-50).
In quel tempo, Gesù esclamò:
«Chi crede in me, non crede in me ma in colui che mi ha mandato; chi vede me, vede colui che mi ha mandato. Io sono venuto nel mondo come luce, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre.
Se qualcuno ascolta le mie parole e non le osserva, io non lo condanno; perché non sono venuto per condannare il mondo, ma per salvare il mondo.
Chi mi rifiuta e non accoglie le mie parole, ha chi lo condanna: la parola che ho detto lo condannerà nell’ultimo giorno. Perché io non ho parlato da me stesso, ma il Padre, che mi ha mandato, mi ha ordinato lui di che cosa parlare e che cosa devo dire. E io so che il suo comandamento è vita eterna. Le cose dunque che io dico, le dico così come il Padre le ha dette a me».

MEDITAZIONE
Lanspergo il Certosino (1489-1539)
religioso, teologo
Discorsi, 5; Opera omnia, 3, 315

«Io come luce sono venuto nel mondo, perché chiunque crede in me non rimanga nelle tenebre»

L’umiltà con cui Cristo «spogliò se stesso assumendo la condizione di servo» (Fil 2,7) è per noi luce. Luce per noi il suo rifiuto della gloria del mondo, lui che ha voluto nascere in una stalla piuttosto che in un palazzo e subire una morte vergognosa su una croce. Grazie a questa umiltà possiamo capire quanto è detestabile il peccato di un essere di fango (Gen 2,7), un pover uomo che vale nulla, quando si inorgoglisce, si gloria e non vuole obbedire, mentre vediamo il Dio infinito umiliato, disprezzato e consegnato agli uomini. (…)
Anche la mitezza con la quale ha sopportato la fame, la sete, il freddo, gli insulti, le percosse, le ferite, è luce per noi, quando «era come agnello condotto al macello, come pecora muta di fronte ai suoi tosatori, e non aprì la sua bocca» (Is 53,7). Grazie a questa mitezza, infatti, vediamo quanto inutile è la collera, come la minaccia; diciamo sì allora al soffrire e non serviamo Cristo per abitudine. Grazie ad essa, impariamo a conoscere quanto ci è richiesto: piangere i nostri peccati nella sottomissione e nel silenzio, e sopportare la sofferenza quando arriva. Poiché Cristo ha sopportato i tormenti con tanta mitezza e pazienza, non per peccati da lui commessi, ma per quelli degli altri.
Fratelli carissimi, riflettete dunque su tutte le virtù che Cristo ci ha insegnate con l’esempio della sua vita, che ci raccomanda con i suoi insegnamenti e ci dà la forza di imitare con l’aiuto della grazia.

PADRE NOSTRO…

ORAZIONE
O Dio, vita dei tuoi fedeli,
gloria degli umili, beatitudine dei giusti,
ascolta con bontà le preghiere del tuo popolo,
perché coloro che hanno sete dei beni da te promessi
siano sempre ricolmati dell’abbondanza dei tuoi doni. Per Cristo nostro Signore. Amen.

✠ Il Signore ci benedica, ci preservi da ogni male e ci conduca alla vita eterna. Amen.

         ******

«Io sono la luce del mondo, dice il Signore:
chi segue me avrà la luce della vita». (Gv 8,12)
In Cristo Risorto, nostra unica speranza, sia benedetta questa giornata.

  • don Francesco
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