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Moria di lampioni a led sull’asse Nord-Sud

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Era l’11 gennaio 2020 quando il sindaco Antonio Decaro pubblicava, sui suoi profili social, un filmato notturno suggestivo girato con il drone. «Terminato il montaggio dei nuovi corpi illuminanti a led su viale Tatarella. Grazie a un finanziamento statale, sono state sostituite 139 lampade, ciascuna da 218 watt, che avranno una durata 5 volte superiore alle precedenti e consentiranno un risparmio energetico di oltre 25 kW» commentava il primo cittadino.

Tutti abbiamo avuto modo di apprezzare i vantaggi della tecnologia led nell’illuminazione pubblica, guardando le strade e le piazze di Bari che hanno già beneficiato di questi interventi. La luce è innegabilmente più omogenea, aumenta la percezione di sicurezza nelle ore notturne e addirittura mette in risalto, con maggiore fedeltà, i colori della vegetazione e del paesaggio urbano.
Sulla durata dei nuovi corpi illuminanti (detti “armature” in gergo tecnico) arrivano invece le note dolenti. Percorrendo oggi viale Giuseppe Tatarella – il tratto dell’asse Nord-Sud tra il ponte Adriatico e il tondo di Carbonara – si possono infatti notare una ventina di lampioni spenti.

Ma come… le armature installate appena un anno e mezzo fa iniziano già a guastarsi? E questa sarebbe una durata cinque volte superiore rispetto alle lampade tradizionali?
Ebbene, la stessa identica situazione si è verificata anche su strada detta della Marina – il lungomare di San Giorgio, dove pare sia stata risolta –, sugli svincoli della tangenziale in zona Santa Caterina e sicuramente su altre strade cittadine che hanno ricevuto l’illuminazione a led.

Tre sono le possibili spiegazioni, a questo punto: il problema potrebbe risiedere nelle armature stesse (magari una fornitura scadente o un’incredibile concentrazione di pezzi difettati), oppure chi si è occupato di installarle potrebbe non aver eseguito un lavoro a regola d’arte, o infine gli impianti elettrici comunali potrebbero essere inadeguati. E’ risaputo infatti che i led, nonostante i loro innumerevoli vantaggi, sono altamente sensibili agli sbalzi di tensione, per cui basta un fulmine o una qualsiasi altra anomalia per danneggiarli irrimediabilmente se la linea di alimentazione non è ben protetta.

Lo scenario è ancora più sconfortante sul ponte Adriatico, dove solo circa metà dei lampioni funzionano regolarmente. Tutti gli altri sono spenti, emettono una luce fioca o sfarfallano in attesa di “tirare le cuoia”: una vera e propria moria, insomma. Con l’aggravante che il ponte è ormai un landmark di Bari, è l’emblema della città proiettata nel futuro e dovrebbe stupire anche per la sua illuminazione, ma visto così trasmette un senso di decadenza inesorabile. Possibile che dopo soli cinque anni quelle armature siano già arrivate a fine vita? E che l’amministrazione comunale non provveda subito alla manutenzione, considerato il prestigio dell’opera?

Rivolgiamo dunque un appello a chi si occupa di progettare, affidare e dirigere i lavori pubblici, affinché i fondi dei contribuenti siano spesi nel miglior modo possibile e non si verifichino più situazioni del genere. Ricordiamo inoltre che uno dei presupposti della “smart city” è la telediagnostica, ossia la capacità di rilevare i guasti a distanza per poter intervenire tempestivamente: qualcosa che a Bari sembra ancora non esistere.

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