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VI Domenica di Pasqua

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Dal Vangelo secondo Giovanni (Gv 15,9-17)
Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici.

In quel tempo, Gesù disse ai suoi discepoli: «Come il Padre ha amato me, anche io ho amato voi. Rimanete nel mio amore. Se osserverete i miei comandamenti, rimarrete nel mio amore, come io ho osservato i comandamenti del Padre mio e rimango nel suo amore. Vi ho detto queste cose perché la mia gioia sia in voi e la vostra gioia sia piena. Questo è il mio comandamento: che vi amiate gli uni gli altri come io ho amato voi. Nessuno ha un amore più grande di questo: dare la sua vita per i propri amici. Voi siete miei amici, se fate ciò che io vi comando. Non vi chiamo più servi, perché il servo non sa quello che fa il suo padrone; ma vi ho chiamato amici, perché tutto ciò che ho udito dal Padre mio l’ho fatto conoscere a voi. Non voi avete scelto me, ma io ho scelto voi e vi ho costituiti perché andiate e portiate frutto e il vostro frutto rimanga; perché tutto quello che chiederete al Padre nel mio nome, ve lo conceda. Questo vi comando: che vi amiate gli uni gli altri».

“Rimanete nel mio amore”. È l’invito che da sempre Gesù ci rivolge attraverso il Vangelo affinché la nostra gioia sia piena. Invito che facciamo fatica ad accogliere, in quanto restare nel suo amore, come quest’oggi ci ricorda, significa amarci gli uni gli altri come lui ha amato noi, ovvero arrivare a dare la vita per il prossimo. Alla luce di questo invito e del suo significato, davanti a questa pagina del Vangelo odierno ci rendiamo tutti conto di quanto siamo lontani da una vita cristiana vera, vissuta fino in fondo nella gioia, fino alla donazione totale di noi stessi.

Quanto siamo piccoli e distanti da questo amore così grande, ce lo evidenzia quest’oggi nella prima lettura anche l’apostolo Pietro affermando: “Dio non fa preferenze di persone”. Un’altra chiarificazione forte che ci fa prendere ulteriormente consapevolezza di questa distanza da Dio, della nostra incapacità di mostrare agli altri il volto vero di un Dio che accoglie tutti senza alcuna distinzione di razza, di religione, di credo politico o condizione sociale.

Ci proclamiamo cristiani in virtù del battesimo, ma molto a parole e poco con i fatti. Ci risulta più semplice essere osservatori di precetti per sistemare le nostre coscienze, che vivere cristianamente come ci chiede Gesù, relazionandoci al prossimo senza fare preferenze sulla base del nostro tornaconto personale, o restando nel limite delle nostre vedute. Ci risulta più semplice “coltivare il nostro orto” ma così facendo la nostra gioia sarà sempre molto umana e molto distante dalla gioia piena alla quale il Maestro ci chiama ricordandoci che “c’è più gioia nel dare che nel ricevere”.

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