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Il grido di dolore delle piscine comunali. E gli atleti top lasciano Bari

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Marco De Tullio è un nuotatore barese che ha staccato il pass per le Olimpiadi di Tokyo nei 400 stile libero. E’ il primo nuotatore nato e cresciuto all’ombra di San Nicola che parteciperà ad una edizione dei Giochi. Orgoglio di essere barese, innamorato della sua città. Tutto questo però non basta. Perché “per lavoro” – leggi allenamenti – è stato costretto a trasferirsi a Roma. Il motivo? La mancanza di impianti – leggi piscine – a casa sua. Lo stadio del Nuoto, infatti, ha limitato l’attività per la pandemia. Nonostante gli agonisti (più agonista di lui) possano comunque allenarsi, il vero problema sono le condizioni dell’impianto. Quello scoperto, cade a pezzi, si sbriciola, tra l’indifferenza di palazzo di città (il proprietario) che ancora non sa come intervenire. O meglio. Interventi di manutenzione anche abbastanza recenti sono stati eseguiti. Ma i 700mila euro spesi finora non sono serviti a nulla, perché la qualità dei lavori non ha risolto i problemi. Eppure, in teoria, prima di liquidare un’impresa, qualcuno dovrebbe controllare quanto fatto. C’è chi sostiene addirittura che la vasca esterna di 50 metri sia a rischio crollo. Risultato? Inagibilità e conseguente chiusura.

Ci sono vicende nelle quali il silenzio assordante delle istituzioni diventa fastidioso e arrogante. Neanche le 2.500 firme raccolte dagli appassionati, e consegnate al sindaco Antonio Decaro e all’assessore allo Sport Pietro Petruzzelli, sono servite a cambiare il destino dello stadio del Nuoto. Come al solito, c’è stata solo l’inutile litania di promesse, condita da qualche sopralluogo.

Non va meglio all’interno. Lì dove c’è la piscina coperta. Perché i lavori di impermeabilizzazioni della copertura, tanto per cambiare, hanno mostrato più di una criticità. Le infiltrazione d’acqua hanno fatto il resto. Insomma, problemi anche al chiuso.

Nel frattempo, il nuoto di casa nostra piange, la pallanuoto è costretta a trovare soluzioni alternative, l’esercito di appassionati gira i pollici, i gestori non sanno a quale santo votarsi. In questo caso non ci sono ristori che tengano. E uno come Marco De Tullio, lascia baracca e burattini per approdare a Roma.  

Naturalmente, più tempo passa, più i problemi si complicano e più gli interventi diventano costosi.

Ci sarebbe da gridare e da piangere. Ma a volte si perdono anche voce e lacrime.       

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