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Lo spread riprende a salire. Esattamente l’inverso di quello che serve all’Italia

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Mentre i media nostrani ci deliziano con dotte discettazioni relative alla omolesbobitransfobia (incredibile neologismo di cui sembra non si possa fare a meno) il nostro spread sale senza soluzione di continuità da mesi. Implacabilmente, poco al giorno, silenziosamente, quasi fosse guidato da una mano invisibile ha guadagnato varie decine di punti percentuali senza che nessuno ne parli e senza che la crescita accenni a fermarsi! questo è un indice della riduzione della nostra credibilità finanziaria quindi una cosa importantissima. Ma come mai accade adesso?

Se lo spread sale vuole dire che il valore dei BTP scende di pari entità; sono due valori connessi strettamente. I detentori di BTP -come le banche, i fondi di investimento, i comuni cittadini- stanno accusando perdite anche rilevanti di cui nessuno parla. È ormai da febbraio che succede e non sembra che possa fermarsi. E il fatto che non se ne parli non rende meno dolorosa e grave la situazione. Ma perché accade tutto ciò?

La salita delle quotazioni dei BTP e quindi la discesa dello spread negli anni passati e fino all’inizio di quest’anno è stata determinata, dalla politica di acquisti della nostra Banca Centrale; la intraprendenza di quest’ultima ha sostenuto quelle quotazioni in tempi bui e ha premesso alla Banca Centrale di incamerare masse enormi di titoli italiani (e non solo) tanto da pervenire a tassi di interesse storicamente bassissimi. La riduzione dei tassi realizzata negli anni scorsi avrebbe dovuto rilanciare l’attività economica e quindi i prezzi; invece abbiamo che dopo anni di politica monetaria espansiva, oggi nel sud di eurolandia i prezzi scendono ancora, la gente espatria perché non trova lavoro, mentre in Germania (e non solo) i prezzi salgono tanto indurre i paesi “frugali” a lanciare un grido di allarme. Per rispondere a questo allarme i registi della politica monetaria continentale si preparano ad un cambio di rotta cioè a moderare la espansività della politica monetaria (cioè far salire i tassi e quindi scendere i valori dei titoli) per evitare che in Germania l’economia si surriscaldi.

Cioè per dirla in soldoni: siccome in alcune zone di Europa sono troppo ricchi, in tutta l’Europa si deve pagare di più il danaro. Il tutto deve accadere nella più completa discrezione per non allarmare i mercati e quindi i media fanno spuntare (forse indotti anch’essi in errore?) la questione “omolesbobitransfobia” che oscura queste cose troppo tecniche e fredde che così passano inosservate.
Non v’è cittadino che direttamente o indirettamente non sia interessato a questo fenomeno ma si impongono alcune domande: il governo italiano sa quello che sta accadendo oppure no? La nostra opposizione se ne è accorta oppure no? La BCE sta vendendo i titoli italiani sapendo di farli scendere oppure no? E se si, questo vuole dire che sta lucrando dei profitti? Può farlo? Il Mezzogiorno che è il più direttamente danneggiato ha qualche rappresentante politico che se ne preoccupa? Questo processo di aumento dei tassi uniforme in tutta eurolandia non può non produrre ulteriore arretramento delle aree con meno sviluppo come il sud Italia e la Grecia (per citarne solo quelle a noi più vicine) senza però risolvere il problema del surriscaldamento delle aree ricche che ha ben altre ragioni; chi pone la questione? E chi suggerisce la soluzione?
Sono questioni fondanti del corretto funzionamento della Banca Centrale e dell’Europa Unita e quindi dovrebbero essere queste le preoccupazioni principali specie in considerazione del fatto che il nostro Presidente del Consiglio è stato recentemente alla guida della Banca Centrale e non può dire di non essersene accorto. Inoltre in un momento in cui -attraverso il recovery- stiamo contraendo nuovo debito e quindi nuova ipoteca come si pensa di pagarlo se lo sviluppo viene fermato dal rincaro del costo del danaro???

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