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Una piccola terra dei fuochi a due passi dalla pineta San Francesco

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Dove non è bagnata dal mare, Bari è ormai lambita dal fuoco: il fuoco di tonnellate di rifiuti che bruciano giorno e notte per la comodità di chi non provvede al corretto smaltimento. D’altronde, se c’è un prezzo da pagare, è meglio che lo paghino la collettività e l’ambiente, vero?

Mentre nei quartieri a sud il Comune spera di arginare il fenomeno con l’aiuto delle associazioni, che aggiudicandosi il bando pubblico svolgeranno attività di monitoraggio sul territorio, nei quartieri a nord il problema è forse sottovalutato, ma non per questo assente. Ne abbiamo avuto un assaggio proprio stamattina, percorrendo una traversa anonima di via Napoli che costeggia il “canalone” Lamasinata, dal lato opposto rispetto a via Renato Scionti. Il fatto che sia sprovvista di asfalto e lampioni, e che accanto ci siano ampi terreni incolti, la rende una location appetibile per gli incivili che la usano come discarica a cielo aperto.
Appena arriviamo troviamo tracce di roghi ancora fumanti, con un odore acre e chimico che opprime i polmoni. Il pensiero va subito agli abitanti di Marconi, Fesca e San Girolamo, ma anche ai fruitori della vicinissima pineta San Francesco che devono convivere con quest’aria tossica.

L’inventario dei rifiuti disseminati tutt’attorno, forse anch’essi destinati a bruciare prima o poi, è praticamente lo stesso che abbiamo riscontrato nelle campagne di Sant’Anna e Japigia: mattoni forati, lamiere, fusti di vernice, sanitari, arredi, materassi, elettrodomestici, pneumatici… Ci sono persino oggetti metallici dall’aspetto “sfilacciato” che fanno sospettare la presenza di amianto.

E’ fin troppo evidente che i semplici cittadini c’entrano poco o nulla con uno sfacelo del genere. Bisogna invece intensificare i controlli sulle aziende che si occupano di ristrutturazioni edili, traslochi e sgomberi. I rifiuti provenienti da queste attività devono essere tracciati e conferiti così come dispone la legge, anche se ciò comporta dei costi e dei tempi non sempre immediati.
Guardando le foto satellitari a ritroso nel tempo, scopriamo inoltre che la strada versa in quelle condizioni da oltre dieci anni, e che in alcuni periodi la situazione era addirittura peggiore di adesso (o forse è la vegetazione che, crescendo, nasconde alla vista la reale entità del danno). Auspichiamo dunque che il Comune, almeno in casi circoscritti e già noti come questo, impieghi tutte le risorse necessarie per tutelare il territorio e i suoi abitanti.

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