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CITTADINANZA DIGITALE: DIRITTO DI TUTTI O PRIVILEGIO DI POCHI?

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L’impatto della tecnologia nella nostra società ha dato vita ad una maggiore connessione dei cittadini del mondo, sia tra di loro, che con lo Stato e con i servizi che la Pubblica Amministrazione mette a disposizione online. Essere cittadino digitale comporta una serie di diritti e doveri che l’utente deve rispettare. Non a caso è stato utilizzato il termine cittadino, ovvero appartenente ad uno Stato, in questo caso al mondo virtuale, e, come tale, portatore di diritti e doveri. Con la pubblicazione della Carta della Cittadinanza digitale si è sancito espressamente il diritto di ogni cittadino di poter accedere alle proprie informazioni online attraverso mezzi digitali come la firma o la SPID.

Il Codice dell’Amministrazione Digitale, poi, ha espresso per iscritto i benefici dei cittadini digitali, tra cui il diritto all’identità digitale, all’amministrazione, alla privacy e alla sicurezza dei propri dati, accesso alle risorse e ai servizi online…

Viviamo in un mondo in cui la tecnologia è presente in ogni fase della vita. Fin da piccoli siamo esposti all’uso di computer, smartphone, tablet e così via. Mai come in quest’ultimo anno i mezzi tecnologici hanno aiutato l’uomo a vivere meglio e ad usufruire dei suoi diritti. Con il coronavirus molte delle attività che prevedono il contatto col pubblico non si sono svolte. Una tra queste è la didattica. Ma grazie alla DAD gli studenti di tutte le scuole sono riusciti, seppur con alcune difficoltà, a svolgere il piano didattico previsto. Ma non tutti, purtroppo, hanno a disposizione i mezzi tecnologici per usufruire di tutto questo. Lo Stato dovrebbe impegnarsi per garantire a tutti il diritto alla cittadinanza digitale. L’Italia, purtroppo, è tra gli ultimi posti in Europa nell’ambito della digitalizzazione e delle competenze informatiche. Bisognerebbe non solo fornire una buona connessione (copertura 5g), ma anche investire nell’apprendimento delle basi informatiche, e fornire degli strumenti economici per mettere in pari tutti i cittadini. Non tutti, ad esempio, possono permettersi un pc e una connessione stabile. Ma se la cittadinanza digitale è un diritto, perché lo Stato non lo tutela e preserva come tale? In un periodo storico come questo, in piena pandemia, coloro che non hanno i mezzi per utilizzare questo loro benefit, come fanno a svolgere le normali funzioni amministrative o lavorative, come lo Smart working, o anche quelle più semplici e quotidiane come la DAD? È dunque, un diritto di tutti o un privilegio riservato a chi ha più possibilità economiche?

Anche i cittadini stessi hanno le loro colpe. Siamo un Paese vecchio, spesso ancorato alle proprie abitudini e molto restio al cambiamento. Il fenomeno dell’app per il tracciamento dei contagi è l’avvenimento che più ci rappresenta. I download sono stati veramente pochi se paragonati al numero della popolazione italiana. La preoccupazione è stata la privacy ma, sappiamo bene, che l’app la tutela in pieno. Purtroppo la mancanza di competenza informatica, i pochi strumenti a disposizione, uno Stato che tutela poco il diritto ad essere cittadino digitale, sono le cause che ci portano ad essere il fanalino di coda in Europa in quest’ambito. Un piccolo miglioramento rispetto al passato c’è stato: ed è proprio questa luce in fondo al tunnel che ci fa sperare in un futuro migliore, che veda protagonista anche l’Italia in questo processo che renderà ognuno di noi un vero e proprio Cittadino Digitale.

Francesca Schittulli, II B Scuola secondaria di I grado “M.R. Imbriani”, Bari

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