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Dal porto all’intera costa, una nuova visione organica per Palese

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Pubblichiamo di seguito la seconda parte dell’intervista all’architetto Eugenio Lombardi sul progetto di urbanistica partecipata che interessa il litorale di Palese.

La vostra attenzione inizialmente era circoscritta al porto. Com’è avvenuto poi il salto di qualità che vi ha spinti a ri-immaginare tutta la costa di Palese?

«Circa tre anni fa, quando iniziai a sondare le opinioni della comunità sul possibile avvio di un percorso partecipato, ero effettivamente focalizzato sul porto. Il 21 giugno 2020 fu poi organizzata una bella serata proprio al porto di Palese per la Festa della musica, durante la quale il presidente del Municipio V Vincenzo Brandi annunciò pubblicamente che condivideva la nostra idea di progettazione partecipata. In quel momento ci preoccupammo di approfondire se l’Amministrazione avesse già dei piani per il litorale di Palese, ma scoprimmo di no. C’era solo uno studio di fattibilità per la pista ciclabile che si prevede di realizzare tra il nuovo waterfront di Santo Spirito e Palese.
In seguito, le nostre attività furono accantonate per qualche mese a causa della seconda ondata pandemica e di altre vicissitudini, fino a gennaio scorso, quando mi resi conto che era giunto il momento di rompere gli indugi e di lanciare finalmente l’operazione. Da allora la comunità ha risposto con una straordinaria presa di coscienza collettiva, superando le conflittualità interne, e abbiamo deciso che la scelta più giusta sia quella di riprogettare l’intera costa di Palese – lunga circa 2,3 km –, non limitandoci al porto».

Quali sono le vostre idee per il nuovo litorale di Palese?

«Oltre alla risistemazione del porto, di cui abbiamo già parlato, immaginiamo innanzitutto un’opera di difesa dell’intero litorale dalle onde, magari con frangiflutti sommersi. Vogliamo poi che le altre zone candidate alla balneazione siano attrezzate con strutture leggere come passerelle e scivoli, che ne permettano la fruizione sicura e l’accessibilità anche ai portatori di handicap. Un altro sogno è che Palese diventi un punto di riferimento per gli sport acquatici, grazie anche al recupero di due strutture abbandonate: l’ex Ostello della gioventù potrebbe diventare una foresteria per gli atleti che devono disputare competizioni sul mare, mentre l’ex ristorante L’Ancora potrebbe ospitare servizi per adulti e bambini nell’ambito della pratica sportiva.
In parallelo, naturalmente, stiamo studiando una riqualificazione complessiva del lungomare per renderlo più decoroso, attrattivo e predisporlo alla mobilità lenta. A partire dall’inserimento di una pista ciclabile “materica”, che si sviluppi in sede propria, con materiali propri, e non sia semplicemente pittata sull’asfalto o cordonata in cemento – come va di moda a Bari e in altre città italiane. Affiancata alla pista ciclabile prevediamo una fascia verde dove piantumare palmizi non attaccabili dal punteruolo rosso, insieme ad altre essenze vegetali. Ci piacerebbe inoltre sostituire le attuali balaustre sul mare con muretti più bassi, che non facciano da barriera e fungano anche da seduta. E’ sotto gli occhi di tutti che i lampioni e le inferriate non ricevono manutenzione e soffrono l’effetto della salsedine: tanto vale eliminarli in favore di una soluzione più discreta ed elaborare un nuovo studio illuminotecnico.
L’idea più ambiziosa è però quella di ampliare il percorso pedonale, riducendo la carreggiata, e trasformarlo in una galleria d’arte a cielo aperto: si potrebbero ospitare una decina di opere permanenti selezionate tramite un concorso internazionale, attirando così l’attenzione di grandi artisti, e mettere a disposizione altri spazi per installazioni temporanee a cura degli istituti d’arte locali. Senza trascurare poi la possibilità di organizzare eventi culturali, teatrali, musicali come già avviene talvolta nella zona del porto.
Per rendere il lungomare il più possibile inclusivo, abbiamo pensato infine a un’isola di gioco per i bambini e ad alcuni attrezzi ginnici per gli sportivi».

Un progetto senza dubbio affascinante, che avrebbe però delle ripercussioni sulla viabilità. Come si potrebbe liberare il lungomare di Palese dalle auto?

«Si potrebbe partire con la riduzione della carreggiata a un senso di marcia, in via sperimentale, per poi eventualmente chiudere la strada al traffico veicolare. L’accesso andrebbe comunque garantito, magari nella forma di una Ztl, ai residenti le cui abitazioni hanno esclusivamente l’ingresso lato mare.
Per quanto riguarda i parcheggi, abbiamo individuato una grande superficie pubblica a poca distanza dal lungomare che potrebbe essere attrezzata come area di sosta. Ci sono inoltre una serie di suoli privati che, anche qualora dovessero essere edificati, andrebbero parzialmente ceduti al Comune per le opere di urbanizzazione, permettendo così di ricavare ulteriori posti auto. Il tutto potrebbe essere collegato da un servizio navetta, svolto con pulmini elettrici autorizzati a percorrere il lungomare».

Palese punta dunque a diventare un luogo di movida?

«Noi vogliamo intercettare una movida qualitativa, fatta di balneazione, sport acquatici, passeggio e soprattutto cultura, come prevede l’accezione originaria del termine.
Quella che invece gli amministratori locali – baresi e non – decantavano prima della pandemia, quando gli assembramenti erano ancora consentiti, non è una movida sana. E’ il frutto della speculazione urbanistica che ha portato a concentrare gli interessi commerciali e di svago nei centri delle città. La frequentazione eccessiva dei luoghi pubblici si traduce in traffico, inquinamento, inciviltà, pesanti ripercussioni sull’igiene e sul decoro urbano, oltre che un netto peggioramento della qualità di vita per i residenti. Consentire tutto ciò è un’attestazione di ignoranza istituzionale, contro la quale per fortuna stanno insorgendo numerosi comitati in tutta Italia.
La nostra idea di movida va nella direzione opposta: punta a valorizzare un luogo periferico, a partire dal recupero dei suoi aspetti identitari, e a garantirne il massimo rispetto da parte dei fruitori. Basti pensare che, nel nostro progetto, i chioschi adibiti alla ristorazione non sono strutture di dubbio gusto collocate a ridosso del mare. Sono invece elementi di design che intendiamo posizionare in corrispondenza delle aree di sosta, assieme a tavolini, panche e quant’altro garantisca una consumazione dignitosa. Non permetteremo che a Palese si ripropongano scene aberranti che ormai sono entrate nell’immaginario collettivo della baresità, come le carte della focaccia e le bottiglie di birra disseminate ovunque, anche in mare».

Quando potremo ammirare i risultati del vostro percorso di progettazione partecipata?

«Abbiamo appena lanciato un appello a chiunque possa aiutarci con le proprie competenze in termini di rendering, ma anche di disegno manuale, per illustrare graficamente il nostro progetto. Contiamo di presentarlo al pubblico il prossimo 21 giugno, sempre qui al porto in occasione della Festa della musica. L’evento sarà preceduto da una presentazione istituzionale sotto forma di convegno, forse nello stesso giorno.
A quel punto dovremo sperare innanzitutto che le istituzioni accolgano la nostra proposta e non la contrastino – il che sarebbe già di per sé straordinario. Nella migliore delle ipotesi, si passerà poi ai livelli più avanzati di progettazione e alla ricerca di fondi per realizzare l’opera, che verosimilmente non rientrano nella disponibilità del Comune. Accelerando il più possibile le procedure, potremmo ottenere una copertura finanziaria tramite il Recovery Fund poiché, a fronte dell’ingente mole di risorse stanziate, i progetti già pronti sono ancora pochi».

FINE

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