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LE PAROLE DELLA PANDEMIA

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Da un anno stiamo tutti affrontando questa terribile situazione che ci ha costretti a cambiare abitudini e a imparare parole nuove o a dare ad alcune parole un significato diverso.

“Pandemia e coronavirus” si sentono ovunque e sono i due termini che più fanno capire la paura che abbiamo di contrarre l’infezione e portarla ai nostri cari.

Ci sono anche parole che conoscevamo già, ma a cui abbiamo imparato a dare un significato nuovo.

Prima la parola “mascherine” mi faceva pensare subito al carnevale e al divertimento spensierato, ora le “mascherine” sono uno dei dispositivi più importanti per difenderci dal contagio, ma sono nello stesso tempo una barriera che non consente di vedere il viso e le emozioni degli altri.

In passato dovevamo lavare le mani spesso, ma non continuamente, ora invece dobbiamo sempre avere con noi il “gel igienizzante” e usarlo sulle nostre mani dopo che abbiamo toccato una cosa qualsiasi.

Prima la cosa più importante era “stare insieme”, ora invece tutti devono rispettare il “distanziamento”: niente giochi di società; niente passeggiate con le amiche del cuore; la scuola, che era un momento fondamentale della giornata in cui si poteva stare con i compagni e con gli insegnanti, da un anno viene vissuta in una stanza davanti ad un computer.

Qualche volta ho paura che quello che facevamo prima non potremo più farlo con serenità e soprattutto ho paura che questa terribile pandemia cambierà le abitudini e i comportamenti delle persone, nel senso che se anche alla fine potremo finalmente togliere le mascherine, continueremo ad avere paura di avvicinarci agli altri e quindi sarà difficile anche solo parlare, discutere e confrontarsi.

Poi però penso che non potrà essere così brutto e che soprattutto noi ragazzi, che siamo più aperti degli adulti, sapremo tornare alla vita prima del covid.

Una parola molto importante che ci fa avere la speranza di continuare a lottare è “vaccino”, l’unica cosa che può aiutarci a superare il covid.

IL vaccino serve anche a noi giovani e non solo agli adulti perché tutti abbiamo bisogno di una protezione, è giusto vaccinare prima gli anziani e i deboli, ma bisognerà presto farlo anche con i ragazzi.

Una parola che ho imparato forse prima delle altre è “Dad”, Didattica a distanza. Come ho già detto è stato l’unico modo per ridurre la possibilità di contagi nelle nostre famiglie, ma la Dad ha anche avuto delle conseguenze negative.

È molto difficile riuscire a stare sempre attenti alle lezioni senza avere la distrazione, per esempio, del cellulare e poi mentre stando in classe non c’è la possibilità di interruzioni, in Dad tutto è più difficile perché se la connessione non funziona bene non è possibile seguire le videolezioni, o capire quello che dicono i professori o i compagni.

Io spero che riusciremo a vincere questo virus e ritornare alla vita normale senza mascherine, ora dobbiamo impegnarci tutti a rispettare le regole, ma dobbiamo anche conservare la voglia di stare insieme in pace e in allegria per poterlo rifare appena sarà possibile.

Giulia Russo, II B Scuola secondaria di I grado “R.M. Imbriani”, Bari

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