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Medici di famiglia, stop alle vaccinazioni con pesanti accuse

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“Vergognoso pressapochismo sul piano organizzativo”, “ vergognosa situazione nel garantire ai nostri assistiti il diritto ad essere sottoposti alla prima e alla seconda dose del vaccino antiCovid” e ” si metta fine alla insulsa propaganda che tutto va bene”. Sono le espressioni usate dall’intersindacale dei medici di famiglia, Cgil, Smi, Snami, Simet e Ugs nel denunciare pubblicamente l’impossibilità di continuare la campagna vaccinale, annunciando il loro disimpegno dopo aver effettuato, nonostante le difficoltà, 500 mila somministrazioni di siero.

I sindacati chiedono “ai direttori generali delle Asl pubbliche comunicazioni volte a far conoscere ai cittadini, finalmente, la verità e cioè che non vengono consegnati ai medici di medicina generali adeguati dosi di vaccini per adempiere a quanto previsto nell’accordo del 5 marzo cioè vaccinare gli ultraottantenni a domicilio, i pazienti disabili e quelli fragili. La carente distribuzione dei vaccini ai medici di medicina generale ha imposto tempi lunghi nel completare la vaccinazione di queste categorie, individuate come prioritarie, a tal punto da determinare uno stato di conflitto con deterioramento del rapporto di fiducia medico-paziente”.

“Ancora non ci è dato sapere” continua la lettera inviata al presidente della Regione Puglia Michele Emiliano, all’assessore Pier Luigi Lopalco, ai direttori delle Asl e al capo dipartimento Montanaro “chi vaccini i caregiver e i familiari dei disabili e con quale vaccino”.

I medici di famiglia si smarcano preventivamente dalla possibilità di essere investiti del compito del rilascio dei “pass green”, compito squisitamente amministrativo e chiedono di “essere lasciati ai loro compiti di medici clinici, riservandosi tutte le azioni possibili a tutela della categoria medica che in questa campagna vaccinale è diventata capro espiatorio delle inefficienze altrui”.

“Se non ci sono vaccini per completare la vaccinazione delle categorie maggiormente a rischio, 80enni a domicilio, disabili e fragili, lo si dica chiaramente e pubblicamente -conclude la nota – e si metta fine alla insulsa propaganda che tutto va bene. ln ogni caso la partecipazione dei medici di famiglia finisce qui; si conclude con l’assolvimento del compito di vaccinare gli assistiti delle categorie a rischio sopra descritte”.

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