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SSC Bari: tutti i perché di una stagione mortificante

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E alla fine l’apocalisse è arrivata tra noi. Per il secondo anno consecutivo il Bari ha fallito l’appuntamento col salto in Serie B, ma con sostanziali differenze: perché se nella passata stagione la missione non fu centrata soltanto in finale playoff, adesso l’avventura è terminata ben prima di cominciare. Indietro tutta, insomma. Perché quella che doveva essere l’annata del riscatto si è invece rivelata la stagione delle delusioni più grandi. I De Laurentiis – come da piano industriale – ambivano alla B in tre anni. Ora cosa accadrà?

IMPRESA AL CONTRARIO. Lo ‘storico’ del club, comunque, parla chiaro: per trovare un Bari almeno quarto e con almeno nove sconfitte sul groppone C bisogna addirittura risalire ai primi anni ’50, più esattamente alla stagione 1951/52. Quella formazione biancorossa fu la peggiore in C della storia, superata persino dal Molfetta, ed arrivò sesta in classifica e dopo aver maturato 12 sconfitte. Ma se quella d’allora era una società in crisi finanziaria, quella di adesso potrebbe contare sui facoltosi De Laurentiis. Che, però, mai sono ripartiti con un progetto chiaro e condiviso: acquisti inadatti alle caratteristiche di un allenatore (Auteri) spesso autore di diamine assai discutibili (la perfomance migliore forse nel post partita di Bisceglie), poi seguite da un mercato invernale di deciso ridimensionamento (ma qualcuno voleva esterni perchè non si accontentava mai, vero Romairone?) e, infine, l’approdo di un allenatore come Carrera che ben presto ha capito di poter fare poco o nulla verso un gruppo che poche volte ha dimostrato (almeno questa è l’impressione dall’esterno) di essere unito e compatto. È mancata la programmazione, sono mancate le idee: tutte cose che in altre avversarie, ultima la Feralpisalò, sono state presenti. È un Bari vittima della sua spocchia soprattutto e che ancora una volta farebbe bene a scendere dal piedistallo. È un Bari, soprattutto, senz’anima e che non è più capace di trasmettere un sentimento anche ai suoi tifosi. Se non quelli di rabbia e frustrazione da quel maledetto 2011 dove tutto è cominciato, salvo per rarissime parentesi che hanno avuto soltanto l’effetto dell’illusione. E tre anni di fila in C, i galletti, non li facevano dalla stagione 1976/77 con De Palo presidente. Una vita fa per intenderci. Si spera, almeno stavolta, di ripartire con ben altro piglio, lucidità e compattezza. Facendo nei limiti del possibile anche piazza pulita di certe zavorre, sul piano tecnico ma anche economico. In assenza di esso rinascere sarà più complicato. Ma in qualche modo l’auspicio è che la giostra della mediocrità possa essere presto interrotta: Bari merita di più e oggi più che mai non è una frase fatta. Anche perché la pazienza dei tifosi di fatto si sta esaurendo dopo anni di vacche magre.

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