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Il rame il “filo conduttore” della mostra dei DiRò al museo Civico

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Ultima settimana per la mostra al museo Civico di Bari, dopo mesi di chiusura per le restrizioni dovute all’emergenza sanitaria da pandemia, della personale del duo DiRò, Vincenzo Di Cillo e Patrizia Rossini. Inaugurata il 13 maggio la personale “ParoleinRame3” (si concluderà il 7 giugno), è un’ampia selezione di opere recenti, quadri e sculture realizzate in rame. Ed è proprio questo metallo duttile ma non nobile come l’oro, utilizzato dalla Preistoria e nei secoli a seguire sino ai giorni nostri, il “filo conduttore” delle opere in esposizione.

Proprio come la tecnologia attuale viene qui utilizzato per comunicare e trasmettere pensieri, ogni opera racchiude ed esprime una storia e invia un messaggio, non solo visiva ma pure olfattiva poiché profumano. Come scrive la curatrice dell’esposizione, Antonella Marino, “ci sono tanti modi per accostarsi ai lavori di DiRò. Il primo livello, immediato, percettivo, è quello formale. Facile essere catturati dall’esuberanza sensuale delle tele, con lastre in rame assemblate in composizioni astratte che oscillano tra il rigore geometrico e l’impulso vitalistico, in simbiosi con inserti materici, corde, frammenti di pelle, specchietti, sedimenti oggettuali. Facile sorprendersi inoltre per la trasformazione delle foglie di rame in autonome volumetrie di corpi, sfere, barchette… Facile, ancora, lasciarsi attrarre dai giochi cromatici delle superfici lucide, levigate o corrose grazie a pilotati processi chimici, ossidazioni che “dipingono” bagliori iridescenti, macchie vibranti, riverberi di gemme preziose”.

Il rame ha una lunga storia creativa, che ha interessato anche molti artisti contemporanei. Nel caso dei DiRò (il nome del duo artistico viene dall’unione delle iniziali dei due cognomi, uniti come nella vita, ndr) si è trattato di un’attrazione avvenuta quasi per caso. Di Cillo, poliziotto da sempre appassionato d’arte tanto da aver frequentato l’Accademia di Belle Arti, e Rossini, dirigente scolastica, laureata in pedagogia, lo hanno utilizzato non solo nella pittura per la sua linearità ma pure nella scultura per la tridimensionalità, in quanto duttile e versatile, mutevole e metamorfico proprio come la vita. Il rame diventa nelle opere dei DiRò metafora dell’esistenza. Le opere sono dotate di un qr code. Basta avvicinare e sincronizzare il telefonino per sentirle “parlare”. Una voce femminile conduce in una sfera profonda, intima, pensosa. “Scandita da brevi riflessioni, che accompagnano le tessere sparse di un puzzle esistenziale intriso di fragilità, speranze, paure, sogni”, scrive ancora Marino.

Tra le opere ci sono “Tempol” la clessidra che qui – più che misurare il tempo, come percezione di successione di eventi – misura la soggettività del vivere, e “Maternità” dedicata al senso più vero della femminilità. Raccontano pezzi di vita comuni a tanti e nella quale ci si può immergere e ritrovare.

Gli artisti saranno al museo oggi, 31 maggio e il 7 giugno, dalle 16 alle 18, e il 4 giugno dalle 17 alle 21. La mostra, ad ingresso gratuito, è visitabile tutti i giorni dal lunedì al venerdì (chiuso il martedì) nelle fasce orarie 10 -14 e 16 -18. Sabato, domenica e festivi su prenotazione a pagamento con visita guidata (via email da inviare a info@museocivicobari.it o via telefono chiamando lo 080.5772362).

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