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GLASS BOY, LA VITA COME RIFLESSO

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Pino è un ragazzo di undici anni. Purtroppo a causa di una malattia ereditaria è costretto a vivere isolato nella sua grande villa. Guarda il mondo e i suoi coetanei da lontano, soltanto attraverso la finestra.

Sogna di far parte degli Snerd, un gruppo di ragazzi che si incontra nella piazza del paese davanti alla sua finestra.

Diventeranno amici grazie a Mavi, la leader del gruppo, che lo sfida a trasgredire le rigide regole imposte dalla famiglia e a superare l’isolamento.

Il film Glassboy racconta, utilizzando un registro favolistico, un linguaggio che parla direttamente ai ragazzi, un viaggio verso l’emancipazione, superando le fragilità non solo di Pino ma di tutti i ragazzi. 

Si rivolge  ai ragazzi ma anche ai genitori: anche il troppo amore può essere pericoloso. Davvero si possono proteggere i  figli da tutto? È giusto tenerli lontano dai rischi, metterli sotto una campana di vetro per tenerli al sicuro?

Questo lungometraggio è una storia universale, senza tempo e senza luogo. Smartphone e tablet fanno solo capolino ogni tanto, le protagoniste assolute sono le biciclette, e quando  succede qualcosa gli Snerd esclamano “porca paletta!”

Interessante notare come, nonostante Glassboy sia stato realizzato prima della diffusione della pandemia, che ha cambiato così profondamente il nostro modo di vivere, per una particolare coincidenza parla di un bambino che non può uscire di casa per colpa di una malattia, che vive una vita mediata, separata da quella dei coetanei e che osserva la vita attraverso un vetro. Un film molto coinvolgente, sicuramente consigliabile a chiunque, dove è possibile osservare come  l’amicizia fra i ragazzi possa essere vera e sincera.  Come si suol dire: “Chi trova un amico trova un tesoro…

Perla Paganelli,  2^E sc.sec. I g. – I.C. “ Tattoli-De Gasperi”, Corato

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