Ciliegie: riorganizzare la filiera pugliese. I sindacati chiedono un tavolo tecnico

È necessaria e non più derogabile la riorganizzazione della filiera cerasicola pugliese in modo da distribuire più equamente il valore aggiunto favorendo maggiormente la parte agricola. A sostenerlo sono Confagricoltura Bari/BAT e FedagriPesca Confcooperative Puglia, alla luce di quanto verificatosi quest’anno.

Le due organizzazioni di rappresentanza hanno condotto una rilevazione amicale dei prezzi di vendita delle ciliegie, presso la distribuzione organizzata e quella dei prezzi di asta, nella prima settimana di giugno, in 28 città di sei regioni italiane, localizzate lungo tutta la penisola (rilevati dall’1 al 3 giugno i prezzi del mercato delle ciliegie di Bisceglie in quanto riferimento di tutta l’area del nord barese/BAT con assoluta assonanza a quanto verificatosi nei principali centri di raccolta del sud-est barese. Dal 4 al 6 giugno, rilevati i prezzi di vendita delle ciliegie presso la distribuzione organizzata, nei territori analizzati). Dalla rilevazione è emerso che, mediamente, ci sono circa 5 euro di differenza fra il prezzo al produttore ed il prezzo di vendita nella distribuzione. I prezzi di provenienza Puglia/Italia riportano un valore medio di € 7,50/kg.

«La rilevazione dei prezzi ha permesso di stabilire un prezzo alla vendita tramite asta o tramite commercianti di circa 1/1,20 euro e alla vendita al consumo di circa 7 euro – afferma Michele Lacenere, presidente di Confagricoltura Bari/BAT-. A essere prese in esame, solo le ciliegie per il consumo fresco che, dopo l’acquisto dall’agricoltore, vengono solo manipolate e confezionate – senza essere trasformate – per essere consegnate alla vendita al dettaglio. La forbice emersa di circa 5-6 euro a nostro avviso non è giustificabile alla luce delle caratteristiche del prodotto. Riteniamo che la differenza tra il prezzo di vendita del produttore e quello d’acquisto del consumatore finale abbia, in media, dei valori sconcertanti, soprattutto se si tiene conto che essa è stata verificata in GDO, per un prodotto fresco in piena campagna di raccolta e con la necessità conclamata di spingere i consumi per garantire veloce consumo della massa di drupe in maturazione. Una ricerca di mercato, condotta con metodi della rilevazione statistica, potrebbe permettere uno studio più accurato della problematica. Alla luce di tutto questo – conclude Michele Lacenere – vorremmo stimolare sia la politica che la grande distribuzione a cercare dei correttivi in grado di portare a una maggiore remunerazione del prodotto al primo anello della catena, tale almeno da compensare i costi, lasciando un minimo di margine al produttore».

Gli operatori intervenuti nel primo acquisto e nella prima lavorazione del prodotto fresco, coloro che vivono il primo impatto con il produttore e il successivo passaggio con la grande distribuzione, hanno lamentato, a causa dell’annata di carico eccessivo del prodotto, una elevata presenza di calibro non commerciabile. Dalla rilevazione effettuata emerge, però, come la forbice di prezzo fra produttore e prezzi al consumo sia sempre molto elevata indipendentemente dal calibro.

Confagricoltura Bari/BAT e FedagriPesca Confcooperative Puglia spingono, dunque, per la stesura di un piano cerasicolo – che permetta di ripartire con una programmazione mirata e specifica – e per la caratterizzazione territoriale a marchio della ciliegia pugliese con l’organizzazione di un Consorzio di tutela della ciliegia di Puglia per la promozione, la tutela e la valorizzazione del prodotto.

Chiedono alle istituzioni di intervenire individuando un prezzo minimo di acquisto da riconoscere ai produttori che tenga presente gli effettivi costi di produzione.

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