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Taxi abusivi, la mobilità “sostenibile” italiana

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È una pratica comune nel nostro Paese. Nelle grandi città ha alcune caratteristiche, nei paesi funziona in maniera un po’ diversa, ma i tassisti abusivi sono una realtà italiana.

Partiamo dal caso di cronaca. Gli agenti della Polizia Locale di Bari, al termine di un servizio di appostamento al porto, hanno bloccato nel quartiere Japigia un’auto guidata da una vecchia conoscenza dei poliziotti: l’uomo era già stato sanzionato in passato per il trasporto abusivo di clienti.

Dal controllo è emerso che il veicolo fosse stato immatricolato per il servizio di noleggio con conducente, ma lui non aveva alcuna autorizzazione. Sanzionato per l’illecito, al conducente è stata anche ritirata la carta di circolazione fino a 12 mesi e sequestrato il mezzo.

Come dicevamo, questa pratica, scorretta, è piuttosto in voga nel Belpaese. Questa si affianca ed è parallela alle altre già presenti come, il trasporto privato, i mezzi pubblici, i taxi, il noleggio di veicoli, ora anche elettrici, il bike sharing, il car sharing, Uber, il noleggio con conducente (NCC) e chi più ne ha, più ne metta.

Ma con questa pluralità di mobilità, che senso ha “investire” in questo trasporto illegale? Probabilmente, i vantaggi sono i costi per l’utente e la possibilità di essere accompagnati in qualunque luogo senza l’assillo del tassametro.

Ogni mobilità ha i suoi costi. Il trasporto pubblico con biglietto o abbonamento è probabilmente il più economico, ma ha tappe forzate preimposte, dove è l’utente ad adeguarsi. La mobilità sostenibile, che si paga con lo smartphone, l’NCC, che si paga con le stesse modalità o con pre accordi firmati tra le parti, i taxi, che si pagano attraverso il tassametro, sono invece in grado di rispondere pienamente alle necessità della clientela, rispettando però sempre determinati parametri. L’NCC, poi, in molti casi è un servizio gestito dalle stesse strutture ricettive o in proprio o con aziende esterne specializzate nei trasporti.

Pe quanto riguarda il trasporto abusivo, le regole saltano. Innanzitutto ci si mette d’accordo e, al contrario di tutti gli altri, il servizio è praticamente immediato e le attese sono pari a zero. Il conducente si “procaccia” i clienti, soprattutto turisti, intrufolandosi nelle aree dedicate ai taxi e al trasporto pubblico. Quando vede un potenziale cliente, l’autista si avvicina, contratta a voce il luogo del trasporto, la tariffa e il numero di bagagli e persone da trasportare e, se la contrattazione è andata a buon dine, “soffia” il cliente agli altri e va via, guadagnando rigorosamente a nero. Questa è la dinamica nelle grandi città.

Nelle piccole città, invece, il sistema è più “dolce”. Di solito nasce dalla necessità di mobilità delle piccole comunità, nei quartieri o persino negli isolati. Anziani o studenti, oppure chi non ha un veicolo deve spostarsi insieme ad altre persone, che hanno necessità di trasferimenti economici, rapidi, con poco preavviso, si rivolgono, tramite il tam tam, anche social, e il passaparola, a chi ha un veicolo e non lavora, o persino è in pausa, o è in difficoltà economiche. L’autista, in questo caso, quasi sempre senza alcuna richiesta o tariffario, si mette a disposizione degli utenti, chiedendo solo “il costo della benzina”, oppure “il costo (figurato) di un caffè”. E così sono tutti contenti. L’autista ha rimediato “la giornata” e l’utente ha soddisfatto una sua impellente necessità.

Questi sistemi, è evidente, agiscono nell’illegalità e senza alcuna garanzia, rispetto ai trasporti normati da direttive e leggi. È anche vero che il trasporto pubblico in alcuni casi è percepito come impersonale, mentre è più accettato il taxi, anche se i costi spesso sono troppo onerosi. La mobilità condivisa e l’NCC dipendono molto dalla clientela, come giovani, nel primo caso, o imprenditori e professionisti, nel secondo caso, viste anche le tariffe e i veicoli utilizzati, che devono rispondere a determinati requisiti anche di immagine.

Insomma, il sistema trasporti in Italia è estremamente variegato e frammentato, così come le norme e le leggi, ecco perché è facile aggirarle. In questo modo non c’è certezza, sicurezza e guadagno per nessuno, anche perché gli sforzi vengono frammentati e la qualità dei servizi si abbassa notevolmente. È anche vero che il settore della mobilità è stato fortemente penalizzato dalla pandemia da Covid, quindi l’utente è spinto a scegliere soluzioni ritenute più economiche e sicure, ma che in realtà non lo sono, facendosi condizionare dalla situazione.

Ecco perché anche questo settore necessita di un nuovo approccio normativo, amministrativo e burocratico perché altrimenti l’illegalità potrebbe dilagare a dismisura devastando l’intero sistema che potrebbe così collassare. Fondamentale, dunque, una totale revisione della mobilità, solo in questo modo si può evitare il “far west”.

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