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A proposito di Monte dei Paschi e Popolare di Bari

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Mentre in Parlamento si discetta animatamente con fini sofismi dei portatori di nuove sessualità, il Monte dei Paschi di Siena produce faraoniche perdite. Non sarà, nella sua concretezza, un argomento à la page ma è triste e serissima realtà. Alcuni organi di stampa ci dicono che l’Istituto senese da quando è passato alla gestione pubblica è riuscito a infrangere ogni record nella riduzione dei ricavi. Forse alcuni giornalisti hanno calcato la mano nel denunziare questo fenomeno ma è certo che gli euro evaporano a milioni e che a fine anno le regole europee (così care e così desiderate da certa parte politica) impongono l’uscita dello stato dalla banca anche se nessuno però la vuole.
Sarà un bene liberarsi dalla insipienza dei manager pubblici? A ben ricordare anche la Banca di Bari è recentemente finita nell’orbita pubblica..non è che fa la stessa fine? Entrambe hanno già divorato diversi miliardi del contribuente senza alcun vantaggio per nessuno! Ma non ci avevano detto che passando sotto l’ombrello pubblico queste banche si sarebbero salvate? Facendo intendere che anche gli azionisti avrebbero recuperato i loro risparmi?
Certo, questo è un momentaccio per tutte le banche (che, ricordiamolo, ancora esistono grazie alle attenzioni delle Autorità monetarie europee) ma come uscircene? Le perdite degli azionisti quando finiranno? La sfiducia che ha colpito il settore come potrà essere esorcizzata?
La banca è quella parte dell’economia che in un certo senso guida e precede tutto il resto; se invece cerca e trova i suoi proventi fuori dal credito e cioè nella erogazione di servizi e nella finanza vuole dire che l’economia  non cerca credito o comunque non crede nel proprio futuro (come anche il sistema delle banche); che è il segnale più grave che possa esserci. Peraltro la progressiva concentrazione della ricchezza in sempre meno persone porta alla disintermediazione del credito e quindi alla fine delle banche. Infatti moltissime sono le filiali di ogni banca che stanno chiudendo. Che si attende a comprendere questo fenomeno e a fronteggiarlo con consapevolezza e determinazione? Come non accorgersi che questo fenomeno di gravità inaudita è, a sua volta, la punta di un iceberg che è ampiamente in grado di travolgere l’Occidente?
Serve mettere a punto oggi, cominciando dalle banche con redditività negativa o risicata, una strategia a tutto tondo che si proietti nel prossimo futuro e cioè prepari quei prodotti creditizi (conti corrente, contratti di mutuo, finanziamenti,..) e finanziari che vadano incontro alle future esigenze della clientela e riescano ad interpretare la realtà economica del futuro che certamente sarà molto diversa da quella che conosciamo.
Non è cosa semplice ma vitale per il futuro non tanto remoto di tutti noi. Ma quali uomini sapranno farlo?
Canio Trione
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