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«Dava loro potere sugli spiriti impuri». Il caffè spirituale di mons. Savino

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L’evangelista Marco, dopo aver parlato dello sdegno di Gesù a Nazareth a causa della incredulità dei suoi concittadini, racconta l’invio dei Dodici in missione per dilatare la sua opera di evangelizzazione.
I Dodici, secondo il Vangelo di Marco, erano stati designati “perché stessero con Lui e per mandarli a predicare” (Mc 3,14).
Quindi “Gesù chiamò a sé i Dodici e cominciò a mandarli…”: inizia una nuova fase del programma apostolico.
È significativo il fatto che per la prima volta i Dodici vengono mandati e che, soltanto dopo aver compiuto la loro missione, saranno chiamati “apostoli”, inviati. E anche significativo notare che, quando Gesù “chiama a sé” lo fa sempre in vista della missione; la sua è sempre una chiamata “per”: la missione è strutturale nella vocazione apostolica, della Chiesa e di ogni vocazione. Missione e vocazione sono intrinsecamente connesse: la missione non si aggiunge alla vocazione in un secondo momento ma è originaria.
Un esempio chiaro è l’esperienza del profeta Amos (Prima Lettura) che è un pastore e raccoglitore di sicomori e che, nel momento stesso in cui viene chiamato da Dio, viene inviato a profetizzare in mezzo al suo popolo.
I Dodici sono inviati “a due a due”, precisa l’evangelista Marco: egli è l’unico a riferire questa prassi che probabilmente rispecchia la prassi della chiesa primitiva e che si fonda sul fatto che, secondo l’Antico Testamento, una testimonianza ha valore solo se convalidata da almeno due testimoni.
Nelle istruzioni offerte ai Dodici al momento della loro partenza, Gesù non precisa né dove essi devono andare, né cosa devono dire ma “dava loro potere sugli spiriti impuri” e ordina loro “di non prendere per il viaggio nient’altro che un bastone”. Gli inviati per la missione devono andare leggeri e consapevoli che non hanno da offrire nulla se non la Parola stessa di Gesù e la sua liberazione.
L’essenzialità dei missionari è indispensabile perché il Vangelo sia coerente con lo stile di vita.
Come conclusione delle sue parole, Gesù aggiunge un avvertimento di vita domestica: “Dovunque entriate in una casa, rimanetevi finchè non sarete partiti di lì. Se in qualche luogo non vi accogliessero e non vi ascoltassero, andatevene e scuotete la polvere sotto i vostri piedi come testimonianza per loro”. Con queste ulteriori indicazioni sottolinea che la Parola del Vangelo ha bisogno di incarnarsi nel tessuto più ordinario dell’esistenza, tra le mura domestiche, nella casa dove nasce e cresce l’amore, dove si vivono le prime relazioni che spesso sono anche conflittuali e talvolta violente.
La Parola del Vangelo può incontrare opposizione e rifiuto ma ciò non deve assolutamente scoraggiare il discepolo-apostolo che deve compiere la sua missione senza attendere o pretendere i risultati che toccano soltanto a Dio.
Il Vangelo di oggi ci aiuta a capire che la sequela di Gesù implica sempre un cammino di fedeltà alla vocazione e alla missione affidataci da Gesù.
Chiediamoci se siamo disponibili al “cammino missionario” senza contare su niente se non sulla Parola di Dio e invochiamo lo Spirito Santo perché ci renda disponibili ad accogliere radicalmente il Cristo e ad annunciare il Vangelo di salvezza.
Buona Domenica.

✠ Francesco Savino

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