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Italia-Inghilterra, più l’identità è compressa più forte è la passione

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La finale di Wembley è stata attesa e seguita da milioni di persone e ha coinvolto gli animi di altrettanti cittadini. Ha cioè superato la dimensione sportiva -che pure è rimasta intatta- e necessariamente si presta a più riflessioni. A qualche ora di distanza possiamo provare a farne qualcuna con un tantino di distacco.

La vera ragione di tanta passione sta nelle identità delle varie singole nazioni e regioni che non avendo altri modi ugualmente pacifici e chiari di manifestarsi cercano di esprimersi nello sport e segnatamente nelle partite di calcio. Una specie di valvola di sfogo per recuperare orgoglio identitario; valvola di sfogo maggiormente sentita dalle persone fuori dai circuiti dello sviluppo e nelle zone più povere che subiscono più pesantemente le ingiurie del mondialismo e che trovano nello sport l’unico momento di -anche se effimero- riscatto.
Più l’identità è compressa -come accade ormai da decenni- più forte è la passione, fino a sfociare in violenze ingiustificabili e che non meritano alcuna menzione. Ben lo sanno i potenti opinion maker che si indignano quando ci scappa il morto lasciando però che le cose rimangano come sono.
Quindi dietro questi eventi di massa si gioca una partita vitale: i nuovi schiavi privi di rappresentanza e di futuro, (quello che gli intellettuali chiamano sud del mondo) trovano in quel momento un pizzico di fiducia e una ragione per ricaricarsi.
Poi c’è la rivalità tra le varie identità come quella storica tra Italia e Germania ma anche tra i club della stessa città, o tra Napoli e Juventus…tutte espressioni di ben altre stratificazioni culturali, economiche e sociali. La partita del secolo tra Italia e Germania per esempio nel giugno del 1970 sancì simbolicamente la orgogliosa marcia di una Italia che si affermava con il miracolo economico e minacciava la prevalenza economica di altri stati.
Gli italiani forse oggi più che mai e più di altri sentono che si sta giocando una partita più grande di loro i cui esiti ricadranno sulle future generazioni. Una partita in cui in gioco c’è la libertà dei piccoli e deboli già pesantemente limitata dai recenti lockdown.
Quindi anche nei campi di calcio e forse più che altrove vive l’eterno confronto tra il mondialismo dei potenti che cerca di uniformare tutti e il localismo identitario della gente comune che non solo non vuole morire ma che mostra di essere più vitale che mai; nonché la rivalità tra i vari localismi.
Quindi nei campi di calcio si intersecano forze immani che i grandi vogliono tenere sotto controllo o addirittura utilizzare per scopi economici o politici.
Per esempio già alcuni mesi fa ci siamo dovuti occupare del tentativo di istituire una super coppa europea di club che voleva spostare a favore dei maggiori e più ricchi club più cospicue fette del business generato dal calcio.
Abbiamo visto anche utilizzare questi appuntamenti sportivi a favore di eventi extrasportivi con l’inginocchiamento.
La partita e la passione di ieri a Wembley segnano una ulteriore volta un momento storico molto complesso che sta cercando una via di uscita; è solo un sintomo il resto lo vedremo presto.
CANIO TRIONE

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