Il tifo non può e non deve essere violenza

La grande vittoria degli azzurri, la nostra emozione e l’esultanza in tutte le piazze d’Italia, sono lo scenario di questi giorni.

Ma il grande carrozzone del calcio ci ha mostrato nella reazione inglese, un’altra faccia del tifo sportivo, quella nella quale ritroviamo livelli di coinvolgimento esagerati.

Come tifosi abbiamo il dovere di osservare le regole che ci permettono di incitare la nostra squadra, rispettando allo stesso tempo gli avversari e il loro diritto di tifare per una squadra diversa dalla nostra.

Gli atti vandalici, l’incredibile violazione delle regole di condotta a cui abbiamo assistito, dopo la sconfitta inglese, mi portano a rivedere temi importanti: il tifo che diventa violento, le discriminazioni, contro un atleta o una squadra, una curva o un gruppo di tifosi… aspetti che danneggiano il vero spirito dello sport, rovinano la festa, il gioco.

Sostenere, acclamare, celebrare, ecco il vero senso del tifo, ma da assistente sociale, attenta ai fenomeni che il nostro tempo mi propone giorno dopo giorno, sento di dire che, spesso il tifo sportivo  non è direttamente collegato con la pratica sportiva o con l’amore per lo sport ma è una complessa interazione fra la psicologia del singolo e alcuni aspetti della nostra società. Si tratta di un indicatore esistenziale fondamentale.

Se pensiamo al tifo sportivo, come ho già sottolineato, lo intendiamo come sostegno entusiastico verso una squadra, ma molto spesso lo si vive legato all’aspetto agonistico dello sport e quindi anche a situazioni come  la sconfitta.

Ed è proprio in questi casi che si va oltre  il semplice parteggiare tipico del vero sportivo.

Quando i tifosi non riescono ad avere un comportamento equilibrato e l’umore dei soggetti in questione dipende dal risultato agonistico.

È come se il tifoso, violento, abbia ferite aperte riconducibili ad uno scudetto perso, o ad coppa sfumata all’ultimo rigore.

Gli atteggiamenti di violenza a cui abbiamo assistito, sono sinonimo di una fusione tra la vita vera dei tifosi e quella della squadra, identificando in questo modo il proprio modo di relazionarsi all’ altro con la prestazione sportiva.

Accade così che gruppi di giovani tifosi, si lascino trasportare dalla foga del momento cedendo alla violenza.

Si deve dunque insistere sull’etica sportiva,, sulla possibilità di essere corretti anche quando le emozioni sono forti. Si può e lo si deve fare.

Le regole introducono principi di garanzia, ed è questa la ragione che ne giustifica l’esistenza, permettendo a tutti di vivere lo sport con la giusta motivazione, e con lo stesso entusiasmo che noi italiani abbiamo ritrovato in questa grande vittoria europea.

DOTT.SSA ROSSELLA PELLEGRINO

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