Scuola, il rapporto Invalsi boccia la Puglia: nei numeri tutti i danni della didattica “a scelta”

Se era prevedibile che il ricorso “selvaggio” alla didattica a distanza avrebbe creato preoccupanti squilibri soprattutto nei sistemi scolastici e sociali più fragili, ora arrivano anche i dati a certificare un impoverimento dei livelli di apprendimento nella scuola ai tempi della pandemia. In Puglia, fra gli alunni del quinto anno della scuola secondaria di secondo grado, il 59% non raggiunge la soglia minima di competenza in italiano; statistica che sale al 69% in matematica. Il quadro agghiacciante proviene dal rapporto Invalsi 2021, divulgato nelle scorse ore.

La Puglia fa registrare percentuali nettamente più alte rispetto ad alcune grandi regioni del nord Italia, dove comunque l’incidenza devastante del Covid-19 è stata più alta, o per lo meno non più bassa: solo il 25% gli studenti lombardi dell’ultimo anno non raggiunge la soglia minima di competenza in italiano (il 28% in matematica), mentre il 32% dei ragazzi veneti che hanno terminato la scuola quest’anno lo ha fatto senza raggiungere la soglia minima in italiano (il 39% in matematica).

Numeri molto alti, beninteso, ma che lasciano intendere come il Nord sia riuscito a tamponare meglio l’emergenza scuola in epoca Covid rispetto al Sud. Dal documento (basato su rilevazioni condotte fra marzo e maggio scorsi) emerge infatti un calo generalizzato in tutta Italia, in particolare nella scuola superiore, dei livelli di apprendimento misurati nell’anno scolastico appena conclusosi, ma le percentuali peggiori si hanno soprattutto in Campania e nella nostra Puglia.

Conseguenza immediata è una risalita della dispersione scolastica nel Mezzogiorno, «Espressa non solo con riferimento agli alunni che hanno abbandonato gli studi ma anche a quelli che hanno terminato la scuola superiore senza aver raggiunto le competenze fondamentali, che sono a forte rischio di inserimento nella società e nel mondo del lavoro al pari di quelli che non hanno completato gli studi», come sottolinea Roberto Romito, presidente della sezione pugliese dell’Associazione nazionale presidi.

Guardando le percentuali di “learning loss” (perdita di apprendimento o deficit formativo), gli studenti pugliesi fanno segnare un -14% in italiano rispetto al 2019, e si arriva quasi a -16 punti in matematica (peggio in questa disciplina fa solo il Friuli Venezia-Giulia, che supera il -17,5 punti percentuali).

A questo punto, pare evidente che la soluzione adottata dalla Regione Puglia, vale a dire lasciare libertà di scelta fra Dad e scuola in presenza alle famiglie per tutto l’anno scolastico non abbia pagato in termini di rendimento degli alunni. A dirlo non sono solo i numeri, che già di per sé fotografano con fredda lucidità la gestione disastrosa della scuola da parte della politica regionale, ma anche gli addetti ai lavori: «Sicuramente ha pesato negativamente, in particolare negli ultimi due mesi di scuola, il messaggio di disincentivazione della frequenza scolastica che è stato lanciato a studenti e famiglie attraverso le ordinanze che hanno consentito la cosiddetta ‘didattica a scelta’», scrive ancora Romito.

E il prossimo anno scolastico sarà un banco di prova decisivo: se, da una parte, la campagna vaccinale procede spedita pur con qualche intoppo, dall’altra i dati che arrivano dallo Uk sulla diffusione dalla variante “delta” del Covid lasciano presagire che in autunno la situazione tornerà su livelli particolarmente difficili di gestione. A pagare le conseguenze di una politica “ponziopilatesca”, che se ne lava le mani e lascia il boccino nella disponibilità delle singole famiglie, non può essere un sistema scolastico già in partenza con troppe fragilità.

«Auspichiamo che non si ripeta più questo errore, ma che in condizioni di rischio pandemico accettabile si mettano in campo – finalmente – tutte le misure atte a far sperare in un più regolare avvio del prossimo anno scolastico: dalle vaccinazioni degli studenti fra 12 e 18 anni di età al completamento di quelle dei docenti e del personale delle scuole, dal tracciamento dei contagi alle misure di prevenzione attuate nelle stesse scuole per mezzo del personale sanitario a loro dedicato (i Toss), senza trascurare l’effettivo potenziamento del trasporto pubblico locale», conclude Romito nella nota diramata da Anp Puglia.

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