Via Caldarola di Japigia oggi un cantiere di riquaificazione, una strada testimone di storia cittadina

L’intervento di rifacimento della carreggiata di via Caldarola nel quartiere Japigia può considerarsi a mio avviso obbligato perché  figlio di una errata valutazione del passato sulla scelta della alberatura di mitigazione ambientale del traffico veicolare , come noto,  su  piantumazioni rivelatesi nel tempo , per le loro potenti radici, non idonee al mantenimento del livello della sede  stradale con grandi difficoltà e insicurezze per la viabilità  oggi con la presenza di alti fusti impossibili certamente  da estirpare e reimpiantare.

Già da tempo erano diventate soltanto due le  carreggiate centrali  percorribili  per il pericoloso innalzamento del manto stradale e quindi si tratterebbe di rendere stabile e sicura una situazione già  nei fatti   mutata nel tempo, magari e lo si spera,  valorizzando le fasce di campagna   delle complanari laterali per una fruizione sociale.

Via Caldarola, credo sia  la strada più lunga di Bari che dall’estramurale Capruzzi  attraversa la Japigia vecchia, lambisce la ex Fibronit   e  si congiunge con la Japigia nuova, ha rappresentato  negli ultimi 40 anni la caratteristica di una vera e propria   strada testimone di importanti eventi tale da poterla annoverare nella storia della città:

  • Dalla strada della morte  della ex Fibronit alla strada della  rinascita con il parco in itinere;
  • Dalla strada di una periferia contenuta nella Japigia vecchia alla strada della espansione urbanistica della città nella Japigia nuova della zona 167  sviluppata con una urbanizzazione su  ampi spazi di una città moderna anche se solo nel tempo  dotata di servizi e con il più grande complesso scolastico del Polivalente;
  • Dalla strada dei semafori alla strada delle rotatorie.

Ma c’è una  testimonianza di cui  forse via Caldarola ha avuto  da vergognarsi oltre all’area ex Fibronit?

Si,  e  mi riferisco proprio l’ultimo tratto oggi oggetto dell’ intervento accennato in premessa:

come non dimenticare le corse del passato,    dei cavalli , delle moto, delle auto, delle fughe dei pusher  del bazar della droga? Un ricordo? Si forse nelle modalità nella quale si manifestavano questi fenomeni allora e a quelle con le quali  si manifestano oggi in maniera differente ma altrettanto preoccupante:

Via Caldarola oggi :

  • una strada spesso ammorbata dai fumi dei roghi dei rifiuti delle campagne circostanti percorrendola fino in fondo al cavalcavia e spesso dalle esalazioni del vicino depuratore ormai inadeguato;
  • una strada balcone dei fuochi di artificio illegali, una strada ancora considerata confine segnato dai cosiddetti grattacieli tra la Japigia nuova delle cooperative edilizie lato mare   nate in 40 anni e la Japigia del cosiddetto quadrilatero delle case popolari e delle cooperative edilizie, della montagnola dei rifiuti che ha segnato disgrazie nella ormai nota palazzina della Archimede 16,    quasi a segnare   un simbolico e non più accettabile confine sociale che non risparmia neanche le parrocchie Resurrezione e   San Marco con la Parrocchia San Luca;
  • Una strada  che culmina in periferia  con la strada Santa Teresa al di là del cavalcavia sulla tangenziale dove la comunità autoctona incrocia   la comunità di origine rom in un’area di proprietà comunale  dove  differenti culture  si sforzano di sperimentare da anni una virtuosa e  civile convivenza.

Via Caldarola è una strada che ha raccontato già tanta storia e che  può e deve poter  raccontare nel futuro una differente storia di serena e civile convivenza, di integrazione e libera da ogni  impropria e pesante  occupazione.

Matteo Magnisi

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