Non possiamo essere sceriffi della nostra vita

Il possesso di un’ arma per uso privato rappresenta un rischio, come ci mostra la cronaca di cui si è tanto parlato in questi giorni.

Dietro questo mito del possesso delle armi, alcune verità. Ci sono questioni che vengono cavalcate nella logica di generare un senso di vulnerabilità all’interno della popolazione e che stimolando la logica del “fai da te”, spesso la gente si affida a ingenuità e impulsività che possono trasformarsi in boomerang dalle conseguenze imprevedibili.

Il recente caso di cronaca ne è conferma.

A mio parere possedere un’arma pensando che migliori le proprie chances di difesa personale è un falso mito e a nessun livello dovrebbe essere diffusa questa falsa credenza ecco perché ci tengo a precisarlo da professionista dopo uno studio attento che riguarda il tema della “sicurezza comunitaria e collettiva”.

Possedere un arma a scopo di autodifesa non riduce in alcun modo le probabilità di un soggetto di essere ferito, quando si subisce un furto. I casi in cui si rimane feriti nel corso di una rapina domestica sono identici sia che la vittima di furto possieda o non possieda un’arma.

Inoltre un’arma in casa aumenta la probabilità di trasformare l’idea suicidaria in azione reale con esito letale.

Non solo, ma il possesso di armi all’interno della propria abitazione aumenta il numero di morti accidentali nella fascia d’ età tra i 5 e i 14 anni dovute a colpo di arma da fuoco. Una consensus conference con i maggiori esperti di prevenzione degli incidenti in età evolutiva ha concluso che l’accesso ad un’arma in ambito domestico rappresenta il maggiore rischio di incidente per un minore.

Infine avere un’arma in casa aumenta in modo drastico il rischio del suo utilizzo all’interno di litigi e conflitti familiari.

Ma il mio pensiero va soprattutto alle nuove generazioni, insegnare ai ragazzi che esiste la possibilità di immaginare una “difesa fai da te” in cui ciascuno diventa lo sceriffo della propria esistenza allontana dalla visione di una comunità in cui si cresce e si costruisce un modello cooperativo di convivenza.

Rossella Pellegrino

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