Emergenza sangue, in Puglia mancano all’appello oltre 2mila unità

Mancano unità di sangue nei centri trasfusionali della Puglia. L’emergenza si fa sentire, come ogni anno, d’estate, quando il grande caldo e la partenza in massa per le vacanze fanno sì che il numero di donatori scenda vertiginosamente rispetto agli altri mesi.

E il 2021, in generale, è stato fin qui un anno particolarmente complesso per quel che riguarda la donazione. A certificarlo sono i dati del Centro regionale sangue, che fanno un bilancio delle attività di donazione da gennaio a giugno. Sono 162mila le unità di sangue attese come produzione nel 2021, e sono 157mila quelle trasfuse. Assai critico è, infatti, il numero di unità di sangue eliminate, pari a 4mila, di cui 1.150 per sopraggiunta scadenza, 1.100 per cause tecniche, 1.500 per cause sanitarie e 250 per controllo qualità. Il ché significa che mille unità disponibili non sono state utilizzate. Motivo per il quale, in sintesi, il bilancio fra produzione e utilizzo nel primo semestre del 2021 fa segnare 2.368 unità di sangue che mancano all’appello.

Donazione sangue: i dati degli ultimi mesi

Guardando all’andamento mese per mese, febbraio e maggio hanno fatto registrare una maggiore produzione di emazie (i componenti del sangue) rispetto al consumo. Nel secondo mese sono state prodotte circa 13mila emazie, di cui circa 12.600 sono state consumate; rapporto che sale a 14mila/13.500 nel quinto mese. A giugno, l’ultimo periodo rilevato, le emazie prodotte sono state meno di 12mila, ma quasi 14mila quelle consumate.

Bilancio costante

Nel bilancio fra secondo semestre 2019-primo semestre 2020 e secondo semestre 2020-primo semestre 2021, la Puglia rimane su numeri stabili: 40,8 donazioni di sangue ogni mille abitanti. In linea si conferma anche la provincia di Bari, che passa dal 40,7 al 40,3 per mille; la maggior crescita è rappresentata dalla provincia di Brindisi (dal 35,4 al 40,9 per mille), mentre la Bat registra il passivo più ampio (da 41,6 a 38,9 per mille).

“Il Covid ha ridotto la sensibilità dei cittadini”

Dati che, come detto, si fanno sentire maggiormente nei periodi più caldi dell’anno: “Quest’anno va peggio degli altri anni – dice la dottoressa Loredana Battista, dirigente medico della struttura complessa ‘Immunologia e Medicina trasfusionale’ dell’ospedale Miulli di Acquaviva. A causa del caldo e delle situazioni che si sono create post-Covid, la sensibilità dei cittadini si è ridotta notevolmente. La paura di entrare in ospedale per le donazioni ha comportato un calo importante delle attività di donazione. Purtroppo il sangue ha una ‘scadenza’ e non può essere conservato per tempi lunghissimi; è importante cercare di mantenere costante l’apporto”.

Fabbisogno di sangue che, con il Covid, si è addirittura moltiplicato, come spiega ancora Battista: “Il sangue serve non solo per le operazioni chirurgiche, ma anche in rianimazione e nei reparti di pneumologia dove si tratta il Covid. In molti casi c’è stato bisogno di supporto di sangue; molto spesso nei malati Covid c’erano deficit coagulativi che andavano trattati con unità di sangue o di plasma. Incoraggiamo proprio la donazione del plasma, perché può costituire un apporto importante, in termini di sostegno ai pazienti che hanno difficoltà maggiori. Molti hanno potuto donare il plasma autoimmune, quello utilizzato per il Covid, ma altrettanti non hanno potuto farlo perché il titolo anticorpale presente nel plasma non era sufficiente per poter avviare la procedura. La Puglia ha, comunque, reagito molto bene: tutti quelli che sono stati ospedalizzati per il Covid hanno partecipato attivamente alla donazione di plasma, tanto che la Puglia ha potuto aiutare anche altre regioni che ne avevano bisogno”.

L’importanza di donare il sangue con cadenza regolare

È, quindi, più importante donare il sangue con costanza, invece che accorrere in massa nei momenti di emergenza: “Nel 2016, quando ci fu lo scontro fra i treni sulla Andria-Corato, ricevemmo moltissimi donatori spinti dall’onda dell’emozione – ricorda la dottoressa Battista. In realtà di quel sangue è stata utilizzata solo una parte, perché grandi quantità raccolte e metà luglio non hanno consentito una tranquilla riserva per il periodo estivo. È importante essere assidui nella donazione: si può donare dai 18 ai 65 anni, l’uomo ogni tre mesi e la donna ogni sei finché è in età fertile, mentre successivamente può osservare lo stesso intervallo dell’uomo. Un sistema che permette facilmente una donazione costante e periodica, che è l’aiuto maggiore che si possa dare”.

La donazione del sangue, infine, non solo è un importante momento di solidarietà, ma anche un’occasione per tenere sotto controllo lo stato di salute: “La donazione del sangue – conclude Battista – è un momento fondamentale di medicina preventiva. Nei donatori abbiamo riscontrato una serie di patologie misconosciute, che altrimenti non sarebbero state diagnosticate: leucemie, linfomi, epatiti, Hiv, ipertensione, diabete o patologie che si pensavano tenute sotto controllo”.

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