Le iniziative per l’anniversario della Vlora

L’ Assessore Pierucci ha presentato le iniziative per l’anniversario dell’arrivo del Vlora nel porto di Bari.
Giovedì 5 a Durazzo e domenica 8 agosto a Bari ci saranno una serie di iniziative per le celebrazioni del trentennale dell’arrivo della nave Vlora. “Due paesi che rinnovano l’amicizia da ormai trent’anni ma la cui storia di accoglienza e solidarietà risale a molto tempo prima.
Per la generazione di chi è nato negli anni ‘70 e ‘80 la vicenda della Vlora ha segnato una cesura nella percezione della storia. L’ingresso nel mondo avviene nei viaggi, abbandonando il paese della gioventù, diceva Conrad in “Linea d’ombra”, e ci sono frontiere nella propria vita che coincidono con quelle del mare, come accaduto per le persone albanesi a bordo della Vlora. Questa è la storia di un viaggio che appartiene alla storia del nostro Paese e che inizia molto prima del 1991: già nel 1907 tra gli studenti baresi che manifestarono per l’indipendenza e l’autonomia dell’Albania, e poi ancora negli anni tra il 1943 e il 1946, quando uomini e donne albanesi deportati dal fascismo furono accolti in un grande campo profughi nella nostra città, e ancora dopo la caduta del Muro di Berlino, con il confine principale tra il mondo di qua e quello di là che cadde tra le onde del Mediterraneo.
Questo anniversario ci fa riflettere su come siamo cambiati da allora e personalmente credo che, se avessimo capitalizzato l’esperienza albanese, pioniera di una grande esperienza migratoria successiva, l’Italia probabilmente avrebbe gestito diversamente le attuali migrazioni.
A partire dalla vicenda della Vlora la Puglia però ha svolto un ruolo straordinario, anche grazie all’umanità del sindaco Enrico Dalfino, le cui parole coraggiose oggi sono diventate opera d’arte.
Quella della Vlora è la storia di un viaggio alla ricerca di futuro, per quanto complicato possa essere individuarne le diverse ragioni, perché la vita degli esseri umani, nei diversi contesti storici e politici, è molto più complessa di quanto si possa dire a parole.
Per concludere, prendo in prestito le parole, come sempre illuminanti, di Alessandro Leogrande, che scriveva che le coste europee sono frontiera per i profughi, e la frontiera è un termometro del mondo. La frontiera non è un luogo preciso ma una moltiplicazione di una serie di luoghi in continuo mutamento che coincidono con le possibilità di finire da una parte o rimanere nell’altra sponda”.

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